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I dieci dipendenti (non calciatori) del Piacenza Calcio (Lega Pro, girone B) si sono accollati l'onere della manutenzione ordinaria e straordinaria dello stadio Garilli e del campo dell'allenamento della squadra emiliana. Ieri sono scaduti i contratti con i fornitori che ora, nella loro qualità di creditori, hanno ritirato macchine e personale, azzerando di fatto i loro interventi. «Ci siamo riuniti ieri sera - spiega il segretario Paolo Armenia - attribuendoci le varie mansioni. Non vogliamo certo passare per eroi: come dipendenti, siamo preoccupati per noi e per le nostre famiglie».

La situazione del Piacenza è sempre più caotica. La nuova proprietà non ha pagato gli stipendi degli ultimi mesi, i creditori sono in trepidante attesa, la squadra - già penalizzata di 4 punti - sta per riceverne altri 2 o 3. Insomma, l'ipotesi del fallimento è altamente probabile e i tempi stringono. Dopo che i giocatori hanno messo in mora il club, in loro rappresentanza l'avvocato Francesco Macrì, fiduciario dell'Associazione calciatori, ha consegnato alla Procura della Repubblica di Piacenza i documenti che attestano la morosità della dirigenza. Nel frattempo, è in corso una trattativa fra l'Italiana srl, il gruppo che ha rilevato le quote di Fabrizio Garilli, e l'imprenditore Giorgio Lobbia che si è detto interessato ad analizzare il quadro completo della vicenda per un suo eventuale impegno («Per ora, nessuna novità», ha fatto sapere). Allo sviluppo dei fatti guarda con attenzione anche il sindaco Roberto Reggi, intenzionato a provare quanto in suo potere per evitare il collasso di una società che, nata nel 1919, negli ultimi vent'anni ha disputato otto campionati di serie A e 12 di serie B.