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In difesa Munoz, 20 anni, argentino. A centrocampo, gli sloveni Ilicic (22 anni) e Bacinovic (20 anni), là davanti l’argentino Pastore (21 candeline) e l’uruguaiano Hernandez (una in meno). L’Italia si è persa i giovani, il Palermo di Delio Rossi con i giovani stranieri ha vinto a Torino e a Firenze...
"L’Italia si è persa i giovani e non certo da oggi - spiega il tecnico dei rosanero -. La vittoria al Mondiale di quattro anni fa ha avuto l’effetto di spostare l’attenzione altrove, rimandando la resa dei conti".

La denuncia del ct azzurro Prandelli segna, dunque, il punto di non ritorno del nostro movimento?
"Prandelli ha perfettamente ragione. Altri al suo posto avrebbero detto e fatto le stesse scelte: trovatemi voi un gruppo di giovani in grado di fare il salto in Nazionale...".

Giovani azzurri impreparati o discontinui; giovani stranieri in campo come veterani. Dov’è la trappola?
"Il calcio italiano deve ripartire da zero. E’ una questione di cultura: da noi non c’è il gusto del rischio, si pensa soltanto all’immediato. Ilicic, per parlare di uno dei miei ragazzi, sei mesi fa giocava nella serie B slovena. Una volta passato al Maribor, è diventato titolare inamovibile così l’abbiamo potuto seguire e scegliere".

Ilicic ha già segnato all’Inter, alla Juve e alla Fiorentina...
"É un ragazzo che può e deve crescere. Ma ha la fortuna di andare in campo sereno così come i suoi compagni più giovani. Il segreto è proprio questo, dare ai ventenni la possibilità di sbagliare".

A Palermo possono farlo, altrove no.
"A Palermo possono farlo perché c’è una società che deve muoversi con intelligenza sul mercato e, all’estero, le offerte non mancano. Ma non è vero che i ragazzi italiani siano tecnicamente meno bravi".