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Fuori dalle rotazioni, praticamente inutilizzati. Eppure valutati ancora a peso d'oro, al livello di veri e propri top player: è questa la paradossale situazione che stanno vivendo alcuni giocatori a Barcellona, ai margini del progetto di Valverde e nonostante ciò lontani dalla cessione. Rafinha, Denis Suarez e Munir El Haddadi: tre grandi promesse del calcio blaugrana che negli anni, per un motivo o per l'altro, non sono riuscite a dare pieno fondo al proprio potenziale e a mantenere fede alle aspettative che aveva su di loro il mondo catalano. Mondo che, nonostante tutto, non vuole mollare la presa su di loro.

'PRIGIONIERI' - Lo sa bene Rafinha, che sperava di restare all'Inter dopo l'ottima seconda parte della scorsa stagione, e che dopo l'addio definitivo ai nerazzurri ha visto sfumare anche il passaggio al Betis. Sempre per il solito nodo, costo e formula: il Barcellona avrebbe accettato solo soluzioni a titolo definitivo (cessione all'Inter, prestito con obbligo di riscatto al Betis) e solo alle proprie cifre, non meno di 35 milioni di euro nonostante il contratto in scadenza nel 2020. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: solo 111' collezionati finora e la ferma decisione di non rinnovare in alcun modo il contratto con il Barça, provando altresì a forzare la mano nelle prossime sessioni di mercato per partire. Lo stesso scenario vale anche per Denis Suarez, idea dal Milan che lo valuta un profilo interessante per gennaio, almeno lo ha fatto prima che il Barcellona alzasse l'ennesimo muro: 40 milioni per prelevarlo a gennaio, in barba agli zero minuti concessi da Valverde al centrocampista e al contratto in scadenza nel 2020. L'ultimo ad iscriversi a questa lista ora è Munir El Haddadi, rientrato alla base dopo anni di prestito tra Valencia e Alaves e seguito: contratto in scadenza nel 2019, ci ha pensato l'Udinese sognando un colpo ad effetto per gennaio. Ma anche stavolta, non si erano fatti i conti con la dirigenza blaugrana: prima i 35 milioni di euro di richiesta per il trasferimento poi, dopo i 72 minuti dall'inizio dell'anno e il gol all'Athletic Bilbao, l'idea rinnovo e i fitti contatti con l'entourage per chiudere un prolungamento che spegnerebbe qualunque velleità di colpo low cost. E' la politica adottata dal Barça, difendere fino allo stremo quelli che sono considerati patrimoni d'oro in ottica plusvalenze, in quanto prodotti del settore giovanile. Una politica che però ha penalizzato i giocatori (183 minuti complessivi in tre) e che, salvo impreviste inversioni di rotta, è destinata a penalizzarli ulteriormente fino al termine della stagione: inutilizzati eppure incedibili, Rafinha, Denis Suarez e Munir priogionieri d'oro nella gabbia blaugrana.

@Albri_Fede90