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Raspadori e Kvaratskhelia sono gli uomini di copertina di un Napoli che continua a volare e strabiliare anche in Champions League. Eppure contro l'Ajax la palma del migliore in campo è andata a un altro degli uomini di Spalletti, la spina dorsale silenziosa della squadra: Giovanni Di Lorenzo. Non tanto per il gol del provvisorio 1-2, il capitano azzurro è stato nominato Player of the match dalla UEFA per la sua leadership e la sua spinta costante. Costanza, d'altronde, è la parola d'ordine se si parla dell'ex Empoli.

ROBOT - Luciano Spalletti, alla vigilia della partita della Cruijff Arena, era andato oltre: "E' un robot più che un umano", aveva detto il tecnico in riferimento alle capacità di recupero e mantenimento atletico di DiLo. Dall'inizio dell'anno sempre titolare e sostituito per la prima volta solo nei minuti finali con l'Ajax (da Zanoli), perché "è uno di quei calciatori di cui un allenatore fa a meno malvolentieri". Una macchina quasi perfetta affinata da Spalletti, che nell'ultimo anno e mezzo ha lavorato con insistenza sull'ex Empoli fino a renderlo uno dei terzini migliori del campionato, pur non avendo numeri offensivi paragonabili a quelli di altre ali aggiunte come Theo Hernandez. Dall'azzurro all'azzurro, una buona notizia anche per il ct Roberto Mancini considerando che, nonostante l'exploit collettivo dell'Italia all'Europeo, proprio Di Lorenzo era stato accompagnato da scetticismo e critiche, specie nell'anno che ha seguito il trionfo di Wembley. Ora è tutta un'altra storia e anche gli ultimi impegni di Nations League con Inghilterra e Ungheria hanno confermato che Di Lorenzo non è solo un punto fermo, ma un vero e proprio punto di forza per Napoli e Nazionale.
LEADER - Di Lorenzo un robot 'umano', perché un altro aspetto che a Napoli non mancano mai di sottolineare è la capacità del ragazzo di rapportarsi con i compagni in qualsiasi frangente. Sempre da leader, rispettando quella fascia piovutagli addosso dopo l'addio dei veterani Insigne e Mertens e quello, un po' a sorpresa di Koulibaly. Capitano quasi per caso verrebbe da dire, ma il difensore dimostra sul campo che la scelta è ricaduta sulla persona giusta al momento giusto. Anche nei piccoli gesti, come quello al momento della sostituzione con l'Ajax: corsa verso la porta di Alex Meret per consegnargli personalmente la fascia, abbracciarlo e sussurrare parole di incoraggiamento. E anche questa è una buona per Mancini, perché in un'Italia che sta cambiando pelle e si sta affidando all'esuberanza delle nuove leve (si veda l'altro 'napoletano' Raspadori) è fondamentale avere leader esperti e carismatici a cui affidarsi. Ora poggia tutto, o quasi, sulle spalle di Bonucci con l'ausilio di Immobile, Jorginho e Verratti, avere una voce in più è prezioso per facilitare la trasmissione di valori e sistemi. Di Lorenzo, il capitano 'robot' del Napoli, si candida per questo compito.