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Dall'Old Trafford al vecchio Sant'Elia: i miei occhi ieri erano tutti puntati su Anderson, da Manchester con furore. In Inghilterra, lo chiamano Andow e non ho ancora sinceramente capito il perché. A lui evidentemente piace, tanto da averlo fatto stampare sulle sue maglie, sopra il numero 88. Andow o Anderson che sia, il debutto in viola non è stato di quelli da ricordare a vita. Il ritmo manca ancora, la forma fisica non è al top, si sono visti solo alcuni strappi palla al piede, segnali di un talento indiscutibile. 

Troppo brutta comunque la Fiorentina per essere vera: possesso palla sterile, attacco spuntato, Roncaglia ingenuo sul rigore, un cambio di passo mai arrivato sul piano della velocità. Cuadrado (aveva un'infiammazione all'adduttore) infatti si è confermato -non giocando- un tassello insostituibile, mentre Ilicic non riesce ad avere continuità di rendimento e sembra ancora un oggetto misterioso negli schemi di Montella

Bravo Lopez, invece. La sua difesa ha retto bene, Astori avrà fatto venire voglia al Galatasaray di spendere per comprarlo (in realtà c'è già l'accordo per Ranocchia in prestito da Mancini), Rossettini è mediaticamente sottovalutato ma altrettanto efficace. Assatanato Pinilla, al quarto gol consecutivo contro i viola. Che, non a caso, avevano pensato anche a lui dopo gli infortuni di Gomez e Rossi. E poi a pochi minuti dal termine ha debuttato il puledro Adryan, qualche spunto nel finale, serve tempo per stupire. Come per Anderson. Che ieri al posto suo ha mandato in campo lo sconosciuto Andow. 

Gianluca Di Marzio (giornalista Sky Sport)