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"Qui non hanno preso grandi provvedimenti restrittivi. Da qualche giorno hanno preso qualche precauzione nei negozi mettendo una barriera di plastica tra cliente e commesso, ma da parte del governo non c'è nessun tipo di obbligo". Cartoline dalla Svezia, dove Luca Gerbino vive da sette anni: "Io sono abituato alle videochiamate, le faccio da quando mi sono trasferito". Una pagina in più nel nostro "Diario di una quarantena". Attaccante del Frej, club retrocesso in terza divisione dopo aver perso i playout. Ops, ex attaccante: "A giugno mi è scaduto il contratto e ho preso un'altra strada - racconta Gerbino a Calciomercato.com - Oggi lavoro nel dipartimento sport e business di Ernst & Young, sono consulente economico per club e per la federazione. Analizziamo dati finanziari delle società e della Lega. Mi piace molto, è un modo per rimanere in un ambiente nel quale ho sempre vissuto". Il calcio giocato lì, sullo sfondo: "Credo di aver definitivamente chiuso, per come stanno andando le cose è difficile ricominciare. L'emergenza coronavirus ha accelerato il mio processo di allontanamento dal campo".

LA FAMIGLIA - Nuova vita, stessa città. Gerbino vive a Stoccolma, ma: "Io sono chiuso in casa da 3 settimane, ma in giro  mi dicono che non è cambiato nulla. La gente continua a uscire, nella mia zona è tutto come prima. Ci sono attività e bar aperti". Come nulla fosse quindi, nonostante i dati: "Qui siamo arrivati a 6000 contagi e più di 150 morti. Ma in Svezia non sono abituati a gestire queste situazioni, non hanno mai avuto guerre o grandi crisi". Poi la voce cambia, Luca in questi giorni è preoccupato per la sua famiglia: "I miei genitori vivono a Treviso, mio padre lavora in ospedale a Noale dove è medico dello sport, ma il suo reparto è stato chiuso e ora svolge altri compiti. La settimana scorsa ha fatto il test ed è risultato negativo". Più di 2000 chilometri di distanza azzerati da un cellulare: "Ci sentiamo tutti i giorni. A capodanno sono rientrato in Italia, dovevo riscendere anche per Pasqua ma questa situazione non me l'ha permesso".

CALCIO E STIPENDI - Viaggio rimandato quindi, ma guardandosi intorno Gerbino non è d'accordo con le precauzioni prese dalla Svezia: "Vedendo come stanno reagendo a questo virus mi viene da pensare che se avessi fatto la quarantena in Italia sarebbe stato meglio". Nessun divieto, nessun obbligo. Neanche nel calcio: "Ci sono squadre che continuano ad allenarsi e c'è ancora la possibilità di fare amichevoli. I campionati li hanno sostati perché giocare senza pubblico sarebbe stato un duro colpo dal punto di vista economico. Qui il campionato doveva iniziare iniziare ieri e finire la prima settimana di novembre. Invece è slittato tutto". E anche lì c'è la grana legata agli stipendi dei giocatori: "Hanno fatto una specie di cassa integrazione. In una percentuale che va a salire con il passare del tempo, il lavoratore deve rinunciare alla mole di lavoro e allo stipendio, fino a una certa somma. Lo stato garantisce circa 4000 euro lordi".

NOSTALGIA CANAGLIA - In questo periodo, l'orgoglio italiano di Luca scatta ancora di più: "Fa girare le scatole come vedono la situazione in Italia, perché qui sostengono che non eravamo pronti a gestire l'emergenza, quando invece siamo stati i primi in Europa a dover affrontare il virus". E l'avventura in Svezia può essere arrivata al capolinea: "Questa situazione che si è creata mi sta facendo riflettere, sto pensando a come stanno agendo e come potrebbero muoversi qui in eventuali emergenze future simili a questa. Sembra quasi che stiano riprendendo il modello inglese mettendo in preventivo che ci saranno tanti morti". Manca l'aria di casa: "Quello che mi manca di più dell'Italia è la convivialità e la socialità che qui non c'è. In Svezia mi sono fatto il mio giro di amicizie, ma hanno una mentalità più chiusa e c'è meno spontaneità". Nostalgia canaglia. Proprio come questo coronavirus.

@francGuerrieri