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"Sembra passata una vita dal Mondiale, eppure era solo pochi mesi fa". Sembra passata una vita da tutto: dall'ultimo abbraccio con un amico, dall'ultimo brindisi in compagnia in un bar, dall'ultimo bacio a una ragazza ora distante. E sì, anche dal Mondiale di beach soccer, che si è chiuso a novembre, pochi mesi fa, ma sembra... passata una vita. Inizia così l'intervista con chi, con la maglia dell'Italia, della nostra Nazionale, ha tenuto incollato alla tv un intero paese, a suon di gol e rovesciate, spettacolo e divertimento, fermandosi solo in finale. Gabriele Gori, numero 10 azzurro, racconta la sua quarantena a calciomercato.com.

IL PALLONE SEMPRE - Quarantena, ovviamente, a casa. Niente calcio, niente beach, niente prati verdi, niente sabbia scottante. Il giardino e un pallone. Sì, perché il pallone non manca mai: "Il pallone provo a non mollarlo mai, lo uso in giardino e in casa per fare comunque un po' di allenamento. In quarantena sto, ovviamente, in casa e le uniche volte che esco è per fare la spesa". Spesa su richiesta: "Chiedo alla mia ragazza di mandarmi, così evado un po'". E sorride. Che non è mai cosa scontata di questi tempi. Come non guardare la tv. In un periodo in cui serie tv e film tengono compagnia, Gori va controcorrente e rovescia il pronostico, come fa in campo: "Non riesco a guardarla molto perché con mio figlio, che ha due anni, è impossibile. Ha preso da me e, quindi, non sta fermo un secondo. Vuole giocare di continuo. Se avessi tempo mi piacerebbe guardare qualche vecchia partita". Il calcio, sempre e comunque. Come sulla sabbia...

ITALIA MONDIALE - L'ultima Italia che ha fatto sognare a un Mondiale è proprio quella di Gori, Zurlo & co, pochi mesi fa: "Sembra passata una vita... Non possiamo fare altro che aspettare in casa. Ultimamente vedo pochissime persone affacciandomi dalla finestra, e questo è positivo. Fino a pochi giorni fa qualche stupido che usciva ancora c'era. Bisogna aspettare e avere pazienza". Pazienza, la parola d'ordine. In campo come nella vita. E campo e vita si stanno mischiando, ultimamente, per chi, anche nel mondo di pallone, i top player d'Europa, deve rinunciare a parte dello stipendio: "E' una cosa sensata. A loro qualche migliaia di euro in meno non cambia la vita, euro che possono aiutare la gente comune. Sarebbe giusto lo facessero anche i parlamentari...". 

DILETTANTI SENZA GARANZIE - Beach soccer, ma anche prato verde. Perché, tra i dilettanti, Gori gioca, segna ed esulta. Ma la situazione, qui, non è come nel professionismo: "Ripartire, per noi, la vedo una cosa molto difficile. In entrambe le situazioni, ripartire o no, qualcuno si lamenterebbe: le società in difficoltà economiche starebbero meglio, mentre chi problemi economici non ne ha e ha investito, vanificherebbe gli sforzi fatti per la stagione. Senza considerare che tanti giocatori non riscuoterebbero gli stipendi come da accordi". Una realtà anni luce distanti da quella dei professionisti, dove anche la più piccola scelta fa una grandissima differenza: "Nei dilettanti, purtroppo, non ci sono molte garanzie".

LAVORO E PAPA' - I panni da eroe con la maglia azzurra, e quelli da lavoratore nella 'vita normale'. Superman e Clark Kent, sulla spiaggia bomber, sulla strada dell'esistenza agente immobiliare: "Per il mio lavoro è complicato. Facendo l'agente immobiliare il lavoro, ora, è completamente nullo. Data la situazione, ovviamente, le persone pensano ad altro e quindi il mio settore è fermo". Speranza per il futuro c'è, che si trasforma in sorriso presente: "Sto passando molto tempo con mio figlio e questo mi fa recuperare tutto il tempo che sto lontano da casa". Figlio di un campione, quindi calciatore? "Poco pallone con lui. Anche se mi sforzo molto, mettendoglielo vicino... Sembra più indirizzato verso la musica. Vedremo". Vedremo, esatto. Provando a sorridere. Perché per Tin-Tin Gori "il sorriso è la miglior cura". 

@AngeTaglieri88