4
Una vita tra Bielorussia e Italia. Il nostro paese, a Vitali Kutuzov, ha dato tanto. Dodici anni di carriera nei campionati del Belpaese sono tanti: 39 gol complessivi nelle avventure con Milan, Avellino, Sampdoria, Parma, Pisa e Bari. Ora l'ex attaccante fa il portiere di hockey a Sesto San Giovanni ma vive in Provincia di Varese: "Dove mi trovo? Ancora in Lombardia" spiega in esclusiva ai microfoni di Calciomercato.com. Perché lui, a differenza di altri, ha deciso di restare qui, nonostante la situazione difficile: "Chi è scappato l'avrà fatto per stare meglio e provare ad avere meno problemi, ma siamo tutti sulla stessa barca. Ognuno ha la propria famiglia e le persone per le quali si preoccupa. Non giudico la scelta, anche i calciatori sono umani e hanno mamme, mogli, figli...". 

Parole vere, sincere, di chi - nel profondo del cuore - è conscio del problema: "Sì, sono preoccupato, ma non posso farci nulla". Consapevole, inoltre, del rischio che il suo paese si sta prendendo. Perché in Bielorussia, lo scorso giovedì, è iniziato il campionato: partite a porte aperte, strette di mano tra i calciatori e abbracci durante le esultanze. E oggi il programma offre quattro partite per la seconda giornata. "La gente non ha paura, ma non so se hanno capito la realtà di questo virus. Bisognerebbe fermare tutte le partite, spero sappiano ciò che stanno facendo. Ho amici che sono preoccupati. Ho sentito la federazione, stanno lavorando tranquilli".  

Eh già, perché Vitali è in costante contatto con il suo paese: merito della VK1, agenzia con la quale segue i talenti bielorussi: "In quarantena ho più tempo per dedicarmi al telefono. Confronto le partite, guardo il campionato, lavoro online. Ho accettato la situazione, nella vita capitano anche sfide più complicate". Chiosa, invece, sulle parole del presidente Aleksander Lukashenko, che la settimana scorsa aveva definito il virus 'una psicosi', invitando la popolazione 'a bere vodka e fare la sauna': "Forse era una battuta" spiega Kutuzov. "Ha un modo di fare e di esprimersi un po' sportivo, è nel suo carattere, ma non era da prendere alla lettera. Ci vorrebbe più attenzione, spero solo sia tutto sotto controllo". 
Infine, un ricordo del Kutuzov calciatore. Partendo dallo Sporting Lisbona formato 2002-2003, quando Vitali aveva come compagno un certo Cristiano Ronaldo: "La cosa fondamentale è il suo lavoro, a cui si sono aggiunte le persone che ha trovato. Senza di loro non diventava il campione che è, anche se già da piccolo aveva qualità importanti. Poi è arrivato sulle stelle, facendo sacrifici e sfruttando le qualità di madre natura". 

Da un compagno a un allenatore, dall'alba al tramonto. Perché l'ultima maglia italiana indossata da Kutuzov è quella del Bari: era il 2009 e in panchina sedeva Antonio Conte: "Aveva già sviluppato molte doti importanti, si capiva che aveva delle qualità, erano chiarissime. Nella vita serve tempo e servono le persone giuste. Era scritto che arrivasse a un punto così importante, è entrato all'Inter nel modo giusto, mettendo ansia alla Juve. E ne ha approfittato la Lazio, dando vita a un campionato bellissimo". In attesa di ricominciarlo.