Matematico. Tutte le volte che la Sampdoria si trova al bivio tra il decollo europeo e la spanciata, la squadra si inabissa nei propri limiti: di carattere e di personalità. Se poi arriva dal trionfo nel derby la ricetta è ancora più amara. Troppo champagne e poca voglia di superarsi e volare ancora. Nel 3-0 del Bologna, meritatissimo, naturalmente c'è anche altro. La pessima giornata di tutta la difesa blucerchiata (alla fine tutti e quattro ammoniti: Tonelli, Andersen, Murru e Sala)  e segnatamente di Auduro, protagonista di tre errori pacchiani che sono costati i tre gol rossoblù; il primo in involontaria collaborazione con Tonelli che ha spinto nel sacco un pallone respinto dalla traversa sulla punizione chirurgica di Pulgar; il quale successivamente ha raddoppiato, ancora su calcio franco (e solenne dormita di Audero), per terminare con Orsolini, che ha siglato il terzo gol con una sforbiciata sulla quale il solito Audero si è tuffato a corpo morto (letteralmente), facendosi scavalcare dal pallone.

L'ultima vittoria dei genovesi al "Dall'Ara" risale al novembre del 2003, gol di Doni, in panchina Novellino. E su questo stesso campo maturarono due delle quattro retrocessioni della sua storia, nel 1977 e nel 1999. Infine, Quagliarella non ha mai festeggiato un gol a Bologna e trattandosi del capocannoniere della Serie A, con 22 gol, e il primatista in attività con 149 centri, la cosa fa una certa sensazione. Per chi ci crede, da quelle parti le streghe odiano la Sampdoria. L'Europa dunque si allontana. Il Torino, vittorioso sul campo del Genoa, è schizzato a cinque punti e paradossalmente è la Lazio, battuta in casa dal Chievo già condannato alla serie B, è quattro punti sopra in classifica. Domenica prossima a Genova si gioca Sampdoria-Lazio. Ma si sa, l'ottavo posto non vale un bel niente. Il favore reciproco fra le squadre genovesi (si sperava fermassero Torino e Bologna) è dunque rimasto chiuso nel libro dei sogni.  

Intendiamoci, al netto delle leggerezze del reparto arretrato della Sampdoria, il Bologna ha costruito la sua preziosa vittoria (che momentaneamente la proietta fuori dalla Cajenna, cinque punti sulla terz'ultima, l'Empoli), contando sulle proprie forze e rosicchiando metri di campo e palloni ad una Sampdoria svagata e apparentemente sazia dell'autodafé vittorioso sui "cugini" genoani. Fin dal primo tempo era risultata chiara la differenza di approccio e dunque di motivazioni profonde fra le due squadre. Bologna da combattimento, secondo lo stile del suo tecnico, Sinisa Mihajlovic in dodici match (compreso quest'ultimo) ha raccolto 20 punti, un passo da quartieri alti. Gli sprechi della prima frazione (tre palle-gol e una rete, stupenda, di Dzemaili, annullata al Var) sono stati capitalizzati nella ripresa. La tripletta siglata nel giro di 27' ha mandato inesorabilmente al tappeto la Sampdoria, che Gianpaolo aveva tentato invano di risollevare con alcuni cambi (Saponara per Ramirez, Caprari per Linetty e infine Jankto per Murru) risultati all'atto pratico ininfluenti. L'unica occasione per rimettere in discussione il punteggio era capitata sullo 0-2 a Ekdal, sul tiro a colpo sicuro dello svedese si era immolato in piena area Mbaye, arrestando il bolide col corpo e, forse, con l'aiuto di un braccio. Irrati al Var non è intervenuto e il match ha ripreso il suo corso naturale. Con questa vittoria il Bologna ha infilato il quarto "pieno" casalingo. La salvezza non è più una chimera. E fin dal prossimo turno, ospitando l'Empoli, la questione potrebbe andare in archivio. 

Non tornavano i conti al Bologna già all'intervallo. Lo 0-0 in effetti era bugiardo. Il gol la squadra di Mihajlovic l'aveva segnato e che gol, un destro fulminante scagliato da Dzemaili nel "sette" del basito Audero. Senonché il pallone respinto da Andersen sui piedi dello svizzero era stato servito oltre la linea di fondo da Krejci (lo si era notato a occhio nudo, ma l'assistente Marrazzo non l'aveva segnalato) e il Var, manovrato dall'esperto Irrati, aveva pizzicato l'irregolarità, richiamando l'arbitro Mariani all'annullamento del punto. A parte questo episodio il Bologna, dopo un avvio balbettante in cui la Sampdoria aveva manovrato in scioltezza, aveva confezionato tre palle gol. La prima al 25' con Orsolini, botta non trattenuta da Audero, sulla respinta del portiere l'ex blucerchiato Soriano aveva calciato sciaguratamente sull'esterno della rete. Poco prima la Sampdoria aveva protestato per un presunto tocco di braccio in area di rigore da parte di Danilo, ma né Mariani né Irrati avevano battuto ciglio. Giustamente. Seconda palla gol al 34', un sinistro arcuato di Orsolini allargato in corner da Audero. L'estroso esterno mancino di Mihajlovic era cresciuto (cosiccome Sansone) costringendo Linetty a rinculare, facendo mancare alla Sampdoria la sua spinta sulla fascia sinistra. Terza occasione rossoblù al 41' ancora sui piedi di Soriano e stavolta l'interno italo-tedesco l'aveva combinata davvero grossa. Il morbido cross dalla sinistra di Krejci era un confettino da imbucare in porta, Soriano solo soletto aveva inzuccato il pallone in maniera sbilenca, graziando Audero.

E la Sampdoria? Briciole. Un vorrei ma non posso che faceva venire l'emicrania a Giampaolo che alla vigilia aveva battezzato il match come il più importante della stagione. "O si vince o si perde il treno per l'Europa", il diktat del tecnico. A parte il primo quarto d'ora di dominio, calligrafico, del gioco, la squadra non aveva affatto profuso quella garra, per dirla alla sudamericana, che sarebbe servita per far valere una evidente superiorità tecnica, peraltro tradotta in una sterile prevalenza nel fraseggio che non ha prodotto frutti. Letteralmente zero i tiri in porta verso Skorupski, le manovre blucerchiate sfumavano regolarmente ai limiti dell'area di rigore avversaria. La spinta si esauriva quasi esclusivamente sulla fascia mancina, dove Murru e Linetty avevano qualche idea e i garretti per metterla in opera, mentre dalla parte opposta Sala e Praet non riuscivano ad organizzare nulla di incisivo. Il difensore finiva anzi per perdersi il finto terzino Krejci che andava a fare l'ala e con ottimi risultati. Quanto a Praet, praticamente si annullava da sé, senza peraltro doversi preoccupare di un Sansone inizialmente fumoso come una catasta di legna secca data alle fiamme. Troppo lunga la Sampdoria sotto il pressing generoso del Bologna e punte isolate e dunque innocue. Latitante Defrel, l'eroe del derby, ben controllato al duo Danilo-Lyanco il capocannoniere Quagliarella che inseguiva il gol numero 150 in serie A.

Ripresa. Il fuoco blucerchiato era un'illusione ottica. Mariani si riscopriva severissimo (è il recordman dei cartellini in A) e ammoniva Sala. Soriano e Andersen nel giro dei primi 9'. Proprio il fallo (fasullo) fischiato al centrale danese (che era entrato pulito sul pallone) innescava il gol del vantaggio bolognese. La punizione dai venti metri di Orsolini mandava il pallone a schiantarsi sulla traversa, sulla ricaduta si avventava Tonelli che "bruciava" il portiere e con la coscia ribadiva il pallone in rete. Chissà perché Giampaolo aveva escluso il gladiatorio Colley del derby a beneficio dell'incerto ex di Empoli e Napoli. Forse sperava che Tonelli facesse il regista aggiunto? Mah... La Sampdoria tentava la reazione, tornava in campo Caprari a tre mesi dalla frattura della tibia destra e la squadra era ridisegnata con un 4-2-3-1 che vedeva il trio Caprari-Saponara (subentrato a Ramirez)-Defrel alle spalle dell'unica punta, Quagliarella. Era ancora il Bologna a passare alla cassa. Altra punizione quasi dalla bandierina del corner per fallo di Tonelli su Palacio. Parabola maliziosa dello specialista Pulgar e pallone oltre il goffo tentativo di deviazione aerea di Audero e da lì nel sacco. Quattro minuti più tardi il salvataggio dubbio di Mbaye sul tiro di Ekdal, nel silenzio del Var e al minuto 37' il tris del Bologna: una spettacolare semirovesciata volante di Orsolini sulla quale Audero completava il catalogo degli orrori tuffandosi goffamente senza riuscire a smanacciare via il pallone. Punteggio severo per la Sampdoria, ma meritato per il Bologna che ci ha messo cuore, corsa e fiducia nei propri mezzi. La cura Mihajlovic funziona alla grande. Il Bologna non sarà quello dei tempi d'oro "che tremare il mondo fa". Ma perlomeno non trema e si avvia a confermarsi in serie A.

Bologna-Sampdoria 3-0 (primo tempo 0-0)
 

Marcatori: 10’ s.t. (aut.) Tonelli (S), 24’ s.t. Pulgar (B), 38’ s.t. Orsolini (B).
 
Assist: 38’ s.t. Krejci (B).
 
Bologna (4-2-3-1): Skorupski; Mbaye, Danilo (43’ s.t. Helander), Lyanco, Krejci; Dzemaili (31’ s.t. Poli), Pulgar; Soriano (41’ s.t. Donsah), Orsolini, Sansone; Palacio. All. Mihajlovic.
 
Sampdoria (4-3-1-2): Audero; Sala, Tonelli, Andersen, Murro (36’ s.t. Jankto); Praet, Ekdal, Linetty (22’ s.t. Caprari); Ramirez (13’ s.t. Saponara); Quagliarella, Defrel.
 
Arbitro: Mariani di Aprilia.
 
Ammoniti: 41’ p.t. Murru (S), 3’ s.t. Sala (S), 8’ s.t. Soriano (B), 9’ s.t. Andersen (S), 13’ s.t. Orsolini (B), 23’ s.t. Tonelli (S).