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Nella notte in cui Djordjevic si presenta al calcio italiano, Palermo applaude dopo uno 0-4 in casa: ma siamo davvero in Serie A? Di solito non si fischia alla minima sconfitta? Non so se qualcosa stia cambiando, in positivo ovviamente, ma vedere apprezzare il gioco nella serata in cui ne prendi quattro a domicilio è incoraggiante. "Ma si salva secondo te il Palermo?", mi chiede un tifoso su due uscendo dallo stadio. Non mi faccio condizionare dal risultato e ammetto che la squadra mi è piaciuta per lunghi tratti, quindi non sarei affatto negativo. Impressionato da Dybala (dal vivo ti prende ancora di più, veloce e tecnico, svaria e cerca il posto giusto per farti male: il migliore), incantato da alcune giocate di Vasquez (ogni tanto spegne la luce), contavo di vedere un Belotti versione iradiddio. E invece il golden boy rosanero è stato servito poco e male. "Nel giro di due anni vedrai dove arriva: in allenamento è pazzesco, segna ogni volta che ha lo spiraglio giusto, un senso del gol da predestinato", mi confessa un compagno di squadra prima della gara. Ecco perché me lo mangio con gli occhi, cerco di studiarne pregi e difetti, rimango deluso nel vederlo tirare mai in porta, ma non per colpa sua. Faccia da bravo ragazzo, cuffie e musica prima della partita, pesce arrosto dopo al ristorante, sguardo vispo ma pulito: continuerò a seguirlo con curiosità, i messaggi che arrivano da dentro (e da fuori) sono intriganti. E Djordjevic? Quando il suo agente, Alessandro Lucci me ne parlava come di un marziano atterrato su Roma, stentavo a collegarmi. Ieri al Barbera, invece, al secondo gol sono rimasto in silenzio e a bocca aperta per dieci secondi, capendo allora perché Pioli lo preferisce a Klose e perché l'Inter abbia provato a inserirsi per soffiarlo alla Lazio anche se troppo tardi. Candreva è sempre un piacere da guardare, mentre Marchetti ha mostrato segnali di rinascita e sono felice per lui visto che lo davano per finito o quasi. Panchine: Pioli è un martello, sta in mezzo al gruppo persino nel riscaldamento, controlla spesso i movimenti a stringere della difesa e gli inserimenti degli esterni, dall'altra parte Iachini sbraita e si dispera con il suo cappello bianco in testa. Non ho visto e sentito un tifoso chiederne la testa, speriamo Zamparini non faccia il solito. Ieri era all'estero e ha visto la partita in streaming, forse non tutta quindi se la faccia raccontare. Quando vuole mandare via un allenatore, di solito, gli impone il silenzio a fine partita e fa parlare i giocatori, stavolta ha deciso il contrario. Ecco perché sarei molto ma molto sorpreso se Iachini saltasse oggi. Quegli applausi poi non valgono una conferma?
 

Gianluca Di Marzio (giornalista Sky Sport)
 

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