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Catania, sabato pomeriggio. Qui giocavo con Stefano Sorrentino dietro la porta del padre, baffi lunghi e capitano coraggioso. Mentre il mio, sigaretta in bocca e sguardo da duro, guidava la squadra dalla panchina. E non c'era un posto libero sulle tribune neanche a cercarlo con il binocolo. Lo stadio si chiamava Cibali, storia di circa trent'anni fa.

Di clamoroso, oggi, c'è solo la desolazione di quello stesso stadio (intitolato poi al presidentissimo Massimino) rimasto vuoto per scelta. Della gente. Che ha preferito starsene a casa o addirittura appena fuori dall'impianto in segno di protesta. Penso di conoscere bene il pubblico catanese, in questa città sono cresciuto e conservo ancora delle bellissime amicizie: si parla di Catania e del Catania in ogni angolo, si respira una passione che è sempre andata al di là dei personaggi e dei risultati. Questa volta, no.

Ha vinto l'amarezza, ha prevalso la delusione, la protesta verso la società è stata talmente forte da restare silenziosa. Il rumore avrebbe fatto meno male. Soprattutto alla squadra, già terrorizzata di suo e quindi ancora più spaesata e disorientata contro un Brescia che ha molti più problemi societari sì, ma anche più talento e spensieratezza.
A proposito, mi dicono che servirebbero appena 5/6 milioni di euro per rilevare il club di Corioni, pronto a caricarsi gli ultimi 10 milioni di debiti, pur di lasciare ad altri la gestione di una società che sarebbe dunque pulita. Eppure, nessuno riesce a comprare, eppure nella rosa di Javorcic ci sono alcuni gioiellini che faranno carriera ad occhi chiusi: Morosini è un trequartista moderno, H'Maidat un centrocampista elegante e ordinato, Benali una mezz'ala tecnica e intelligente negli inserimenti, Coly un esterno veloce e potente.

Su questi quattro ragazzi dal talento assicurato hanno messo gli occhi Roma, Fiorentina, Inter e tutte le grandi attente ai giovani. E anche nel Catania, ci sono Odjer e Parisi che meritano e meriterebbero ben altra considerazione e supporto. Magari uno stadio pieno come quello che conoscevo io, piccolo e timido puffo che cercava di segnare all'attuale portiere del Palermo.
 

Gianluca Di Marzio (giornalista Sky Sport)

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