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I dubbi di Conte assomigliano a quelli della scorsa estate. Anche dopo il secondo Scudetto, l'allenatore della Juve chiese pubblicamente garanzie per non dare tutto per scontato in Italia e per provare ad essere più competitivi in Europa. Parlò con Agnelli e i dirigenti, poi restò. Anche senza un sorriso smagliante, ricorderete quelle immagini in sede e quelle frasi prestabilite e consegnate alle telecamere. Adesso, i dubbi sembrano però più profondi, figli forse della stanchezza per un finale pieno di impegni ravvicinati e di una voglia (esigenza?) di tanti cambiamenti nella rosa, per ripartire ancora. Ne parleranno con franchezza, presto, Conte e la Juve. Per capire come e se continuare insieme, magari più forti di prima. E sempre con chiarezza, soprattutto verso l'esterno. Richieste di altri club? Al momento, nulla di realmente concreto. Tra i top club. Il Monaco sembra avere altre idee (Pochettino favorito), lo United punta Van Gaal, il Barcellona sta parlando con Luis Enrique, l'unica strada percorribile potrebbe essere il Tottenham. Ma stiamo parlando di un semplice scenario. Restare fermo, ad aspettare? Non ce lo vedo Conte davanti alla tv durante il week end, a fremere in attesa della telefonata giusta. E non penso che la stanchezza tocchi livelli così alti da non potersi regolarizzare dopo la consueta sosta estiva, vacanze e relax. Antonio è un allenatore giovane, non può essere già arrivato al punto di desiderare il cosiddetto anno sabbatico. Nonostante il suo modo così intenso di vivere la squadra. La sua squadra. La Juventus. Che ancora non si vede, domani, senza di lui.  

Gianluca Di Marzio (giornalista Sky Sport)



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