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Ero in onda, su Sky, lo ricordo come fosse adesso. In collegamento dall'Hilton, l'ora del tramonto. Stavo raccontando di Tizio che interessava a Caio e chissà quale altra improbabile trattativa. Il telefonino sempre vicino, per controllare i messaggi. Spesso qualche notizia arriva così, davvero. Come la più brutta che potessi mai ricevere in quel momento. Un sms. "Ma Stefano é morto davvero?", storia del 27 giugno di un anno fa. Come primo impatto, non volli crederci. Pensai a qualche solito millantatore, non poteva essere vero. Mi si raggelò il sangue per pochi secondi, forse chi mi guardava in tv se ne accorse: l'espressione del viso era diversa, parlavo ma non connettevo, rispondevo alle domande dei conduttori senza nemmeno capire cosa mi stessero chiedendo. Seduto vicino a me, Luca Marchetti. Di solito in quell'edizione serale facevamo e facciamo i simpatici, con notizie sì ma sdrammatizzando un po'. Ma quel giorno no, non riuscivo a stare più in onda, così feci finta di ricevere una telefonata e lasciai lo sgabello libero come spesso accade quando arriva una soffiata in diretta, per poi tornare a svelarla. Non rientrai più. Mi attaccai al cellulare, chiamando Chantal (la moglie) che non mi rispondeva. Impazzivo. Ma iniziai a capire. Che era tutto vero. Quando vidi il numero di Chantal che lampeggiava sul mio display ero già quasi a Giussano: "Stefano, il mio Stefano. L'ha fatto apposta per non farmi soffrire: se n'è andato nell'unico momento in cui l'avevo lasciato. Ero andata ad aprire la casa al mare e adesso sono nel traffico in tangenziale. Vorrei avere le ali", mi disse con un filo di voce. Mentre io già piangevo e salivo le scale di casa senza il coraggio di entrare. Aspettai Chantal sull'uscio, mi vergognavo un po' ad essere arrivato prima di lei ma era il minimo potessi fare per Stefano. Precipitarmi alla velocità della luce. Non volevo entrare, mi feci forza. E non dimenticherò mai quei momenti, il dolore e la tristezza, l'orgoglio mai ferito di una famiglia con le palle. È stato forse l'unico momento nella mia vita in cui mi sono sentito adottato. Uno di loro. Tutti per lui. Semplicemente, Stefano Borgonovo. 

Gianluca Di Marzio (giornalista Sky Sport)


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