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  • Inchiesta su diritti tv gonfiati e scalata di Bee al Milan. Fininvest: 'Diffamazione'

    Inchiesta su diritti tv gonfiati e scalata di Bee al Milan. Fininvest: 'Diffamazione'

    12.15 LA SMENTITA DI FININVEST - Pronta la replica di Fininvest che con una nota ha respinto al mittente le accuse: "Nelle due paginate che dedica all’argomento, sulla questione Milan compaiono solo poche righe di elucubrazioni, insinuazioni, ipotesi confuse, e l’ammissione che lo stesso quotidiano non sa assolutamente che cosa c’entrino le discussioni per la cessione di una minoranza della società calcistica con una presunta indagine sui diritti. Fininvest nulla sa di inchieste della Procura sulla vicenda Milan ed esclude che tali inchieste possano esistere. Ribadisce la cristallina correttezza dei propri comportamenti. Ma denuncia con vigore un modo di fare disinformazione che ha superato ormai ogni limite. È qualcosa di molto più grave del "cattivo giornalismo", è un comportamento inqualificabile, in grado di creare danni irreparabili. E Repubblica sarà chiamata a risponderne davanti all’autorità giudiziaria".


    12.15 GHEDINI: 'CHIEDEREMO I DANNI' - Anche l'avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini ha ribadito la posizione di Fininvest: "Ipotizzare che vi sia un’indagine della Procura di Milano, che certamente non può esservi, per una compravendita tra società private che non è ancora avvenuta, è tanto assurdo quanto gravemente diffamatorio. Parimenti priva di ogni fondamento appare anche la correlata notizia di un’indagine sui diritti tv riguardanti il calcio in generale che, se sussistente, certamente non coinvolge il Milan né altra società del gruppo. Sarà l’Autorità giudiziaria a cui immediatamente ci rivolgeremo in tutte le sedi competenti a certificare la non veridicità delle notizie e a liquidare il rilevantissimo danno provocato".  

    09.30 L'INCHIESTA DI REPUBBLICA - I diritti televisivi del calcio e la scalata al Milan, nel mirino della Procura di Milano. Con una ipotesi di reato non tranquillizzante: nella spartizione della ricca torta dello sport più amato e seguito sui canali a pagamento, qualcuno avrebbe gonfiato i costi. È questa la pista seguita dai pm Roberto Pellicano e Giovanni Polizzi, entrambi magistrati del dipartimento che combatte i reati contro la pubblica amministrazione. Un dettaglio non secondario, nel riserbo che accompagna un'indagine avviata a maggio in gran segreto. Non ci sarebbero, insomma, coinvolgimenti per reati societari, ma comportamenti infedeli da parte di chi ha un ruolo diretto nella gestione dei diritti. 

    I primi sospetti sono arrivati dopo che l'Antitrust si era presentata in Lega Calcio con un decreto di sequestro per acquisire le carte per l'assegnazione dei diritti televisivi per le stagioni di Serie A del triennio 2015-2018. Allora si ipotizzava che tra i grandi club si fosse creato un trust , un accordo occulto per garantirsi la parte più grossa dei diritti. Poi sulla scrivania del pm Pellicano sono arrivati gli sviluppi dell'inchiesta sul barone Filippo Dollfus de Volkesberg, finito in manette a maggio con l'accusa di gestire conti cifrati in Svizzera a imprenditori italiani di primo piano. A quanto risulta a Repubblica, tra i clienti del nobile esperto in finanza sarebbe finito anche chi, materialmente, ha preso parte alla divisione dei diritti televisivi. 

    Su questa scia la Procura sta portando avanti riscontri incrociati che sono sfociati nella nuova indagine. E quello che si sta scoprendo potrebbe diventare una vera e propria miniera di informazioni. Perché se l'inchiesta sui diritti e la loro spartizione non è una vera e propria novità  -  anche le procure di Roma e Velletri stanno cercando di vederci più chiaro  -  nella rete degli inquirenti sarebbero finiti anche altri filoni delicati sulla gestione del ricco mondo calcistico. Come il ruolo e i collegamenti con la società Infront, che gestisce la cessione all'estero delle partite della Serie A, ma, soprattutto  -  al momento in secondo piano  -  tra le carte dell'accusa, ci sono anche tracce dei movimenti societari che hanno accompagnato la discussa compravendita (ancora in fase di perfezionamento) dell'Ac Milan, tra la famiglia Berlusconi e il tahilandese Mister Bee. 

    (di Marco Mensurati e Emilio Randacio - La Repubblica)
     


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