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Da Giovinco a Giostravinco passando per Gioperdo. Ovvero la storia di un talento purissimo che ha dovuto lasciare la Juve, l'Italia e l'Europa per reinventarsi vero e proprio pioniere del football al di là dell'Atlantico, in un calcio che forse non sarà allenante e prestigioso come quello del Vecchio Continente, ma che di sicuro negli ultimi anni sta facendo passi da gigante. E cosi la Formica Atomica, in quel di Toronto, non solo sta trovando una sua dimensione, ma gol dopo gol e assist dopo assist, sta costruendo una propria immortalità calcistica in un movimento come quello a stelle a strisce.

La verità è che Giovinco rappresenta l'ennesima “vittima” di una certa idea tipica del calcio italiano che in un particolare momento storico (dalla seconda meta degli anni '90 fino a pochissimi anni fa) stava per diventare quella dominante. Una mentalità per cui se non eri alto almeno un metro e ottanta e non pesavi minimo 75 chili, allora difficilmente potevi giocare in Serie A. Una mentalità che nacque da un'esasperazione di certo sacchismo e che portò gente del calibro di Zola ad emigrare in Inghilterra una ventina di anni fa. Una mentalità che ha fatto danni soprattutto nei settori giovanili, perché ha prodotto un impoverimento a livello di tecnica individuale che mai si era visto prima nel nostro calcio. Tecnica e talento che invece in Giovinco sono stati sempre abbondanti, ma che non è riuscito a esprimere nel migliore dei modi con la maglia a cui teneva di più, ovvero quella della sua amata Juve.

Le ragioni sono tante: dall'addio dell'icona Del Piero, con la pesantissima eredità psicologica che ne derivava e che andava a caricarsi sulle sue spalle, alle pressioni di una Juve come quella di Conte, che in quegli anni, pur macinando scudetti, non era comunque ancora la corazzata che è diventata ai giorni nostri. E cosi capitava, che in più di un occasione quel folletto piccolo e talentuoso si beccasse i fischi di uno Juventus Stadium intransigente e orfano di Pinturicchio. Una pressione enorme per chiunque, figuriamoci per un ragazzo come lui, tifosissimo da sempre della Vecchia Signora e torinese di nascita, una pressione che in certi momenti si tramutò in vera e propria stupidità e mancanza di rispetto, tipica di una certa frangia oltranzista presente in tutte le tifoserie e - non da meno - in quella bianconera. Tanto che a un certo punto fu lo stesso Antonio Conte a ribellarsi contro quei tifosi, colpevoli di eccessiva severità nei confronti di un giocatore, che molto probabilmente in un contesto appena appena più paziente, col tempo avrebbe potuto sicuramente trovare una sua degna collocazione. Ma purtroppo quella pazienza non c'è mai stata nei confronti di Giovinco, e il tragico sospetto è che non ci sia stata soprattutto per una vera e propria forma di intolleranza psicologica nei confronti di quel suo fisico minuto, come a dire: già sei piccolo da morire, e in più, neanche giochi sempre da fenomeno.

E cosi con la partenza di Conte e l'arrivo di Allegri, Sebastian perse in un colpo solo, la maglia dei suoi sogni e il suo nume tutelare; tanto da indurlo a prendere una scelta decisa e radicale come quella di trasferirsi nel Toronto FC. Una scelta che a oggi si è tuttavia dimostrata lungimirante e redditizia sia dal punto di vista sportivo che ovviamente da quello economico, tanto che, quando due anni fa nel gennaio del 2016 si presentò addirittura il Barcellona per portarlo al Camp Nou, Giovinco rispose con un no piuttosto clamoroso e imprevedibile oltreché coraggioso. Certo, a volte la nostalgia per il calcio europeo si fa sentire e non più tardi di quattro giorni fa, quando gli è stato chiesto della Nazionale ha sbottato dicendo che proprio non sa cosa fare di più, per meritarsi un minimo di considerazione anche in maglia azzurra. Un'esternazione più che plausibile visto che la MLS forse non sarà un gran laboratorio di tattica, ma quanto a intensità e atletismo non è poi cosi distante dalla nostra Serie A e quindi non merita di essere snobbato con quell'eccesso di supponenza da parte del nostro commissario tecnico. Ventura infatti, nel caso in cui dovesse riuscire a raggiungere quel minimo sindacale della qualificazione a Russia 2018, farebbe bene a capire che l'Italia ormai non è più l'ombelico del calcio mondiale da moltissimi anni e che se la Spagna a settembre, proprio contro di noi ha convocato David Villa, allora anche lui potrebbe avere l'umiltà di dare almeno la possibilità di uno stage ad uno come Giovinco.


@Dragomironero