Non è compito nostro e neppure la sede adeguata per esprimere una dichiarazione di voto. E’ altresì nostro preciso dovere, seppure dalla tribuna di un quotidiano specializzato, lanciare un appello per il voto. Qualunque possa essere, ma purchè sia.

Domenica 4 marzo sarà un giorno di importanza nevralgica per ciascun cittadino maggiorenne e vaccinato di questo nostro Paese tanto bello da fare invidia al mondo intero, ma anche talmente problematico e umorale da rappresentare agli occhi altrui motivo per fare ironia a buon mercato.

Nel nostro palinsesto festivo figura la solita domenica di pallone e di abbuffate televisive. Ma prima e dopo il sacrosanto bisogno di alimentare la nostra passione sportiva dentro uno stadio o comodamente seduti in poltrona avremo il dovere morale di dare un senso compiuto al nostro saper essere non semplici numeri ma autentici protagonisti del nostro destino civile e sociale. Per realizzare questa fondamentale “missione” dovremo dedicare una scheggia del nostro tempo per raggiungere le sedi della consultazione elettorale e mettere la nostra scheda nelle urne.

Tutti gli aventi diritto, nessuno escluso. Anche gli indecisi, i nauseati, gli schifati, quelli che tanto non serve a niente e quelli che tanto sono tutti uguali. Si tratta dell’unica e sana risposta che ciascuno di noi potrà e dovrà dare a chi erroneamente pensa che il popolo italiano sia composto da un esercito di pressapochisti o di imbecilli pronti a seguire un qualunque pifferaio magico cantando “Viva il re di Francia, viva il re di Spagna purchè se magna”.

Dal giorno della fondazione della nostra Repubblica, l’Italia intesa come Paese di gente consapevole e laboriosa, è sempre riuscita seppure con fatica e lentamente a evitare pericolose derive qualunquiste o assenteiste che l’avrebbero condotta fatalmente nelle braccia di regimi totalitari sia di destra che di sinistra.

La democrazia bene o male è sempre stata salvaguardata anche se ingiustizie  e sperequazioni assortite continuano a esistere e a resistere. E il fatto che ancora, malgrado tutto, possiamo considerarci un Paese di gente libera e in grado di autodeterminarsi deve essere da stimolo per evitare di cadere nella trappola infernale dell’astensionismo il quale favorirebbe soltanto coloro i quali puntano proprio sulla stanchezza e sulla sfiducia popolare per arrivare a poter decidere in pochi nel nome di tutti.

Un evento che nessuno di noi può permettere si realizzi specialmente per la salvaguardia sociale e civile dei nostri figli già sufficientemente disorientati e pessimisti rispetto a quello che immaginano potrebbe essere il loro futuro perlopiù di migranti o di cervelli in fuga. L’esercizio del voto, a chiunque venga dato, diventa dunque fondamentale e persino vitale tanto che sarebbe bello e sano poter assistere a una domenica italiana dove nessun tifoso segue la squadra del cuore per poter rimanere nella propria città e votare.

Sarebbe opportuno, in tal senso e aspettando la sfida tra Tottenham e Juventus, che la vera gara di “Champions”  si gioca in Italia domenica. Un Paese, il nostro, che tra le tante cose non può permettersi di perdere l’Europa.