351
Per il Milan inizia a profilarsi un nuovo cambio di proprietà: la trattativa tra Elliott e Investcorp, fondo del Bahrein, è realtà. Le indiscrezioni lanciate dalla stampa internazionale hanno trovato conferma, il dialogo tra i due fondi di investimento procede ed è in corso la due diligence che, in caso di esito positivo, può portare alla chiusura di un'operazione dalle cifre importantissime, superiori al miliardo di euro. Come cambiano le prospettive future dei rossoneri tra società, campo e mercato? Calciomercato.com ha analizzato la situazione con Dario Donato, giornalista di TgCom24 ed esperto di finanza.

La prima domanda che si pongono i tifosi del Milan riguarda le garanzie di nuovi investimenti nel club: si passa da un fondo ad un altro, cosa cambia realmente?
"Innanzitutto, Investcorp è un fondo che fa investimenti alternativi, investe in società anche non quotate garantendo ritorni a degli investitori che immettono liquidità nel fondo. Ha un track record importante: è nato negli anni Ottanta, è un investitore affidabile e saldo. E questa è la prima garanzia". 

Non l'unica però, perché la seconda garanzia è data dall'investimento per acquistare il Milan: si parla di un miliardo e 100 milioni di euro.
"Elliott, quando ha rilevato il Milan da Yonghong Li, ha escusso un pegno per meno di 300 milioni di euro. Investcorp, invece, è pronto a mettere sul piatto un miliardo e 100 milioni, sono queste le cifre che circolano. Il Milan nell'ultimo biennio è stato un dossier sul tavolo di diverse banche d'affari, poi questo non significa si vada sempre in fondo e c'è una due diligence in corso. La cifra però è comunque una garanzia: se un investitore è disposto a spendere un ammontare del genere, significa che ha individuato un margine di upside".

Alle spalle di Investcorp non ci sono solo grandi imprenditori, secondo Bloomberg Middle East a supportare il fondo del Bahrein c'è anche Mubadala Investment Company PJSC, fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti.
"Questi fondi raccolgono soldi da investitori istituzionali, ma anche da grandi famiglie".

Lo sport è una novità per Investcorp, che ha finora operato su altri settori e proprio questo potrebbe aprire nuove occasioni di business per il Milan.
"E' un fondo che in Italia ha una storia, soprattutto nel lusso: negli anni Ottanta ha investito in Gucci e ne uscì con una plusvalenza forte, ma parliamo di più di trent'anni fa. Tra le ultime cose, meno fortunate, Dainese che è stata rivenduta da poche settimane con un'operazione un po' particolare in cui Investcorp è rimasta dentro, ma con un altro partner. Ha investito negli abiti Corneliani, insomma in diverse società legate al lusso. E' evidente che un obiettivo strategico e di marketing potrebbe essere spingere il Milan, inteso come marchio, in quella direzione e legarlo a quel settore. Come Ferrari, che si è messa a fare vestiti. Brand di lusso e sport ormai sono linee che si incrociano".
Un miliardo e 100 milioni, una cifra molto importante: è una valutazione corretta per la cessione del Milan?
"Non è poco per un club che ha perso 150 milioni l'anno o anche di più diciamo negli ultimi 7-8 anni, anche se l'ultimo previsionale sulla semestrale era leggermente positivo. Elliott, comunque non può vendere a molto meno: ha escusso il pegno dai Yonghong Li per 300 milioni, è vero, ma in quattro anni ha garantito finanza al Milan per 700-800 milioni di euro. Quel famoso miliardo, alla fine, non è una grande plusvalenza se pensiamo a quanto garantito alle casse, ma è un modo di uscire a un prezzo ragionevole. La garanzia è che se Investcorp compra per un più di un miliardo deve per forza avere una exit strategy in mente, altrimenti l'investimento ha dei multipli difficili da spiegare".

Proprio questo punto interessa particolarmente i tifosi. Nuovi investimenti vuol dire nuova forza sul mercato e, alla luce delle norme del nuovo Fair Play Finanziario approvato dalla UEFA, questo può permettere al Milan di tornare ad alzare la voce e magari regalare qualche colpo ad effetto?
"Almeno all'inizio sì, poi nelle nuove norme ci sarà l'obbligo comunque di coprire le perdite con equity e avere proprietà solide sarà importante. Investcorp è un fondo più piccolo di Elliott, 37 miliardi gestiti circa contro la cinquantina di Elliott, ma sono inezie rispetto alla mole. Questo è comunque l'investimento più alto che il fondo del Bahrein fa in Italia. La garanzia è il prezzo: se uno è disposto a pagare così tanto per una squadra che negli ultimi cinque anni ha perso cumulativamente mezzo miliardo, sa che deve cambiare modello o investire nuove risorse per farlo svoltare. Poi l'azionista è simile, perché è sempre un fondo".

Altro capitolo, lo stadio. I discorsi con la città di Milano si sono fermati ed è tornata in auge l'ipotesi Sesto San Giovanni, ma in questo clima di incertezza non cambia l'importanza di avere un nuovo impianto di proprietà.
"Averlo significherebbe poter vendere a un prezzo superiore, però non bisogna dimenticare che quando costruisci uno stadio devi accendere finanziamenti importanti e si rientra dell'investimento solo dopo svariati anni. Per chi compra comunque, in questo caso Investcorp, lo stadio è il centro della strategia. Non credo che abbiano garanzie sulla realizzazione a breve termine, ma che comprino con questa prospettiva è molto più che realistico".

La trattativa prosegue e in attesa di scoprirne l'esito fornisce già una prima certezza. E un nuovo interrogativo.
"Finire sul tavolo di alcune banche d'affari è una cosa usuale per società come il Milan, infatti Paolo Maldini ha detto chiaramente che la vendita ci sarà, ma non conosce i tempi. Tuttavia non significa che faranno sicuramente questo deal, ma ci dice una cosa chiara: Elliott vuole vendere proprio quando si avvicina allo scudetto. Dopo centinaia di milioni immessi nella società e con la prospettiva realistica di tornare a competere a tutti i livelli e quindi aumentare le entrate. Come mai proprio ora? Questa è la vera domanda".

E quali possono essere le risposte?
"Una prima risposta è che i fondi di private equity sono degli azionisti dalle modalità opportunistiche e hanno la 'exit' rapida come logica dei loro investimenti. La seconda risposta, che ancora non sappiamo, sarà quella che dovrà darsi Investcorp mentre studia i numeri rossoneri".