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Se dovevano portare fortuna, citando nei colori quelli del trionfo in Spagna dell’82, le divise degli azzurri di questo Europeo hanno centrato l’obiettivo, ma per il resto stendiamo un pietoso velo. Basta guardarli nelle fotografie ufficiali: tutti in piedi (staff compreso) e vedrete alcuni signori (Mancini, Vialli…), in giacca coi risvolti, poi loro, Bonucci, Belotti, Chiesa, Locatelli, Donnarumma…Chi sembrano?

Con quelle righine celesti e soprattutto quel colletto alla coreana, questa non è squadra di calcio o meglio è la Nazionale Italiana Cuochi oppure Maggiordomi. Chi sarà lo stilista cosi fantasioso da desiderare di trasgredire i canoni in un modo, diciamo, tanto “creativo”. Deve essere un giovane, un giovanissimo, uno che alla fine opta per la parodia. E invece no. Si tratta del più classico, del più severo, del più sorvegliato degli stilisti. Niente meno che Giorgio Armani, famoso per le sue simmetrie, adorato per la sua eleganza mai urlata. Un maestro, insomma, della misura e della proporzione unite all’inventività. E, invece, stavolta la scelta è stata del tutto opposta, incentrata sull’ idea di servizio domestico. Forse, qualcuno ha pensato, voleva criticare l’idea di calciatori troppo divi, forse voleva prenderli un po’ in giro, segnalando che dovrebbero essere al servizio dello sport e non viceversa. Ma l’interpretazione ci sembra cervellotica.
Probabilmente lo sport non è nelle corde di Armani, che pure aveva sponsorizzato per anni una grande squadra di basket, perché, dopo un mesetto almeno ci ricasca. Avrete visto le divise della squadra olimpica italiana: sembrano dei pigiami bianchi con un uovo tricolore aperto nel mezzo. Dei puffi? No, ma ci andiamo vicino. Sono i Teletubbies che improvvisamente irrompono nello stadio Olimpico di Tokio? Oppure tanti Woody Allen, nel famoso tutone bianco che rappresentava un gigantesco spermatozoo in “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, ma non avete mai osato chiedere”? Sì, forse il Coni la prossima volta dovrebbe cercare altrove, a meno che l’intenzione non sia quella di prendere sul ridere e far vincere da subito agli atleti italiani la prima medaglia d’oro. Quella dell’ umorismo involontario.