Una stagione nel Genoa, in Serie B nel 1995-96, e tre stagioni nella Sampdoria (dal 1996 al 1999), abbastanza per farne un doppio ex prima amato e poi 'odiato' sul fronte rossoblù e sempre idolatrato invece sul fronte blucerchiato. Vincenzo Montella, ora nel settore giovanile della Roma, racconta ai microfoni di Calciomercato.com il suo derby della Lanterna, in vista della sfida di domenica sera a Marassi.

Nel 1995-96 il Genoa. Qual è il suo ricordo di quella stagione?
"Ci arrivai con grande gioia, perché venivo dalla C. Arrivai in una piazza importante, ero giovanissimo. Ci ho giocato soltanto un anno, ma al di là di come finì e di come sono ricordato dai tifosi del Genoa, ho comunque un bel ricordo di quell'annata". 

Il passaggio dal Genoa alla Samp fu un po' traumatico per la tifoseria del Grifone. Lei come lo visse?
"Per dare giudizi bisogna sempre contestualizzare le situazioni. Io ero giovanissimo, non avevo mai giocato in Serie A. Avevo l'aspirazione e il desiderio di giocare in Seroie A. Arrivò questa possibilità, perché va ricordato che fui riscattato dall'Empoli, che allora era in Serie B, e mi fu prospettata la possibilità di andare alla Samp. Per me era un sogno, perchè era una grande Samp, con giocatori importanti come Mancini, Mihajlovic. Per me fu facile, a quell'età, fare una scelta dettata forse anche dall'incoscienza. Fu facile accettare il trasferimento e sinceramente non me sono neanche mai pentito".

Qual è il ricordo migliore degli anni blucerchiati?
"Tutto. Fui accolto benissimo, ho trascorso anni particolarmente belli e devo ringraziare ancora la società, che ha completato la mia formazione. Nacque un feeling particolare che è continuato fino ad oggi".

Con la maglia della Samp, in un derby di Coppa Italia, segnò due gol al Genoa...
"Coppa Italia, andata e ritorno. L'andata per me fu piena di emozioni, perché venivo da un momento difficilissimo. Fui perquisito dalla Finanza... Il presidente del Genoa cercò di giustificarsi in tutti i modi del fatto di non essere riuscito a riscattarmi... Addossò su di me tutte le colpe... Quindi arrivai a quel derby un po' carico... Ci arrivai in una situazione psicologica non stabile, ma nonostante tutto riuscii a fare due gol e forse anche per questo nacque subito un feeling con la Samp. Come andò a finire poi quel turno di Coppa Italia? Si qualificarono loro...".

Veniamo al presente. Le due squadre arrivano a questo derby in una situazione forse un po' dimessa rispetto a quanto ci si aspettava a inizio stagione: la Samp fuori dall'Europa e senza Cassano, il Genoa che dopo tanti anni ha esonerato strada facendo Gasperini e che si presenta alla stracittadina con un nuovo allenatore, Ballardini.
"Le due squadre possono ancora ambire a traguardi importanti per le loro possibilità, quindi il risultato di questo derby, oltre che per la sfida in sé, è importante anche per la classifica e per le aspirazioni delle due squadre, aspirazioni di media-alta classifica. Credo che come valore assoluto le due squadre si equivalgano. Certo, alla Samp manca Cassano, che dal punto di vista tecnico avrebbe alzato il livello della Samp. Un derby in tono minore rispetto all'anno scorso? Rispetto all'anno scorso sì, ma l'anno scorso entrambe le squadre hanno fatto qualcosa di eccezionale, e non sempre nel calcio si possono ripetere le stesse prestazioni".

I due bomber di Sampdoria e Genoa sono Pazzini e Toni: con chi si sarebbe trovato meglio in coppia in attacco?
"Entrambi, come caratteristiche, sono diversi da me, soprattutto Toni. Sicuramente mi sarei potuto integrare bene con ciascuno dei due, visto che potevo fare anche la seconda punta. Poi io stravedo per Pazzini, sin da quando era all'Atalanta pensavo che potesse arrivare a questi livelli. E' uno degli attaccanti più completi degli ultimi anni".

Un pronostico per domenica?
"E' difficile, non ho mai neanche giocato la schedina. Mi auguro che sia una partita aperta, più che mai. Mi auguro che possa essere un bello spettacolo, perché quello di Genova è uno dei derby più affascinanti del mondo". 

Un parallelo fra il derby di Genova e quello di Roma?
"Sono leggermente diversi. Il romano vive il calcio in maniera più continua, tutto l'anno. C'è più attesa rispetto a quanto avvenga a Genova. Ma il cuore e la passione sono identici, cambia solo l'attesa nell'arco dell'anno".