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A un passo da uno storico passaggio agli ottavi di finale di Champions League: bastavano due vittorie - quella di Lazio e Borussia - per ipotecare seriamente il pass per la fase ad eliminazione, con due giornate di anticipo. E sono arrivate: la Lazio è a un passo dagli ottavi, basta un punto col Bruges. Ma tutto nella partita contro lo Zenit è simbolico, altro che così maledettamente pratico. Tutto parte dall'oramai solita vigilia turbolenta: il video all'interno dell'oramai famosissimo aereo della Lazio - pare girato dal difensore olandese Hoedt - ha fatto infuriare Lotito e Tare. Ma la musica della Champions League ha il potere di restituire alla Lazio tutto quello che le settimane di piena emergenza gli hanno gettato addosso come peso: Inzaghi riparte dai suoi fedelissimi, con Marusic a sinistra, Parolo al posto di Milinkovic ancora positivo al Covid-19 e Correa ad affiancare Ciro Immobile. Riparte dal suo bomber, che ha saltato le ultime due per le oramai arcinote vicende. E i fedelissimi non tradiscono mai: la Lazio sogna gli ottavi, a un solo passo, e lo Zenit è praticamente fuori. A Inzaghi basta un punto contro il Bruges per passare il turno da seconda.

TRE GOL SIMBOLO - Il primo tempo è una valanga irrefrenabile di azioni, vitalità, i primi 25 minuti sono uno spettacolo. Immobile, proprio lui, dopo 2 giornate davanti alla tv mette il sigillo e porta in vantaggio i suoi dopo appena 3': l'1-0 è frutto di un tiro da fuori , ma basta a mettere subito pepe su un match saporito. Sempre dalla stessa distanza, dopo un raffinato lavorio di cesello di un Correa sempre più impetuoso (allenarsi con Messi fa questo effetto?), altro simbolo: Parolo scocca la rete del 2-0 dopo 20 minuti. La Lazio è padrona del match raddoppia il 35enne che ha vissuto una vita in provincia, l'uomo ovunque. Fosse per Inzaghi, gli darebbe anche le chiavi di casa, lo metterebbe in porta: per Parolo arriva il primo gol in Champions League. Pronti via, i russi dimostrano che in Champions nessuno è mai veramente a terra fino al triplice fischio: pallone che sembra innocuo dalla trequarti per Dzyuba, ma questo vecchio leone d'area controlla in maniera magari poco elegante, ma in pochi decimi di secondo si coordina e secca Reina per il 2-1, sotto gli occhi di un incredulo Acerbi. Esperienza, è lui l'uomo-icona di una squadra che non vuole arrendersi. La Lazio potrebbe dilagare: prima Luis Alberto appoggia un delicato pallonetto sul petto di Kerzhakov, poi Lazzari, imbeccato deliziosamente da Correa (mattatore della prima frazione) sparacchia ancora sul portiere avversario. Tè caldo proverbiale, poi di nuovo a menar randellate (i centrali dello Zenit).

CORREA DOMINA, IMMOBILE FA IL BIS - Correa, sempre Correa, ispiratissimo nella notte dell'Olimpico, serve Lazzari, che imbecca Immobile. L'attaccante della Lazio sembra in ritardo, ma tocca comunque il pallone, riesce a saltare Barrios che lo stende (e viene graziato, non prende il secondo giallo meritato). Oliver (quell'Oliver, con qualcosa al posto del cuore secondo Buffon), non ha dubbi e fischia rigore. Dagli 11 metri Immobile è il secondo miglior marcatore di sempre della storia della Lazio: siccome è una notte di simboli, non sbaglia e sigla il 3-1 che sa di ottavi. Due reti per due gare lontane dalla Champions. La Lazio macina calcio, lo Zenit è all'improvviso invecchiato male: Zhirkov contro Lazzari non riesce mai a far valere la lunga esperienza, gli altri più talentuosi tipo il brasiliano Malcom, vicinissimo alla Roma, spariscono diligentemente dal campo, come richiamati da una forza misteriosa. La stessa che invece, inversamente, sembra animare Correa e Immobile: si cercano, si stuzzicano, sembrano intenti sempre in una vigorosa danza di seduzione. Girandola di cambi, ma la serata ha poco altro da dire: giusto l'ennesima dimostrazione di affidabilità di Akpa Akpro, altro simbolo. Dell'alleanza con Salerno, e dell'occhio attento di Lotito e Tare anche su nomi poco battuti. Entra Azmoun, altro segno, il "Messi iraniano" che Tare avrebbe tanto voluto a Roma. La notte dei simboli si chiude con la Lazio in perfetta gestione zen del match sul 3-1 (come col Dortmund, sempre all'Olimpico), potrebbe farne un altro almeno con Muriqi, è a un passo dalla storia. Basta un pareggio con il Bruges per ritrovarsi agli ottavi di Champions League. 


IL TABELLINO:
Lazio-Zenit 3-1 (2-1 primo tempo)
Marcatori: 3', 55' rig. Immobile (L), 22' Parolo (L), 25' Dzyuba (Z)
Assist: 3' Leiva (L), 22' Correa (L), 25' Rakitskiy (Z).
Lazio (3-5-2): Reina; Patric (60' Luiz Felipe), Hoedt, Acerbi; Lazzari (68' Fares), Parolo (60' Akpa Akpro), Leiva (68' Cataldi), Luis Alberto, Marusic; Correa, Immobile (81' Muriqi). All.: Inzaghi.
Zenit (3-5-2): Kerzhakov; Lovren, Rakitsky, Zhirkov (73' Azmoun); Malcom, Kuzyaev, Barrios (59' Driussi), Santos (37' Sutormin), Mostovoy (59' Musaev); Erokhin (73' Shamkin), Dzyuba. All.: Semak.
Arbitro: Michael Oliver (ENG).
Ammoniti: 38' Barrios (Z), 48' Lovren (Z), 76' Rakitsky (Z), 89' Acerbi (L).