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Come in ogni storia d’amore di lunga durata, il colpo di fulmine che Douglas Costa inferse alla Juventus fu netto e memorabile, ma anche doloroso. Negli Ottavi di Champions del 2016, il brasiliano mostrò ai bianconeri tutto il suo valore, esibendo in due partite quasi l’intero repertorio di cui può disporre un attaccante esterno. Dapprima all’andata, in febbraio, quando a Torino affrontò più volte Lichtsteiner da ala sinistra, perché sulla destra imperversava Robben. Poi al ritorno, nel marzo bavarese, quando insieme a Ribéry e Lewandowski parve incontenibile, o semplicemente mostruoso, man mano che Guardiola gli cambiava posizione al fine di sbrecciare il muro juventino. 

INNAMORAMENTO, ANDATA - Nella lavagna sottostante trovate la stilizzazione degli eventi creati dal numero 11 del Bayern nella fase d’attacco di quel primo match. Frecce e stelline, trafitture e sogni.



In blu si possono notare i passaggi e i cross andati a buon fine, mentre il rosso parla da solo. L’ azzurro segnala invece una chance creata, e per quanto riguarda le stelline (so che ve lo state chiedendo dall’inizio) non sono altro che dribbling, riusciti oppure no (quelle arancioni). Tra le frecce rosse ce n’è una a doppia punta, che termina a lato del palo sinistro: è l’unico tiro di Douglas Costa in Juventus-Bayern Monaco. Eppure la sensazione di pericolo che si provava ogni volta che toccava il pallone, era palpabile, e questo, anche al di là dei dribbling falliti (5/7, tra cui vi è anche l’unico tentato al limite dell’area). Ancora nulla però, in confronto alla prestazione di Monaco.

INNAMORAMENTO, RITORNO - Giocando al posto di Robben, nella partita di ritorno Douglas Costa fu schierato da Guardiola a destra, inizialmente. A sinistra, ripetiamo, stava Ribéry, così che entrambi gli esterni erano a piede invertito: il francese col destro, il brasiliano col mancino.



In questa posizione Douglas Costa sembra essersi trovato più a suo agio, malgrado la velocità di Alex Sandro, la protezione di Evra e i raddoppi di Pogba. Forse era banalmente in serata di grazia, sta di fatto che gli eventi da lui prodotti in quelle circostanze si sono moltiplicati. Prestiamo attenzione alle stelline verdi addensate sulla destra, i dribbling riusciti, alle frecce a doppia punta sommerse, in grigio, nella zona centrale, che rappresentano invece i tiri respinti. Per non parlare della fitta rete di passaggi e di cross. Non si commetta l’errore di pensare che una freccia rossa, specie se traversante l’area, simboleggi sempre e unicamente un traversone mal calibrato. Alcuni cross tesi e taglienti, mancati d’un soffio dai compagni, per poco non finirono dritti nella porta di Buffon. Questo perché se da destra calcia un mancino, la traiettoria del pallone tende a girare pericolosamente verso il portiere, si sa. In giallo infine compare l’assist per la testa di Lewandowski, grazie al quale il Bayern cominciò (al 72’) la rimonta.



Qui era già entrato Coman, dentro al 60’ al posto di Xabi Alonso. Fuori un centrocampista, Guardiola ha insistito sulla fascia di Douglas Costa, chiedendo al francese (un destro) di coprire l’ampiezza e il fondo del campo, al brasiliano (mancino) di stare più interno, quasi da mezzala destra, per sfruttare meglio le sue parabole a giro all’altezza del vertice d’area, e ancor di più nell’half space, come vedremo più avanti.



In realtà anche il terzo gol, quello decisivo di Thiago nei supplementari, nacque da un bel cross di Douglas Costa. Ribéry era sceso proprio per lo spagnolo, così il numero 11 del Bayern venne spostato sulla sinistra, proprio come si sposterebbe un macchinario bellico durante un assedio, mentre a destra restava Coman. Sulla respinta corta della difesa, Thiago raccolse il pallone e fece l’uno-due con Muller. Tutti a casa.



Si dice di solito dei mancini che usino il destro solo per scendere dal letto. Ora guardate il piede debole di Douglas Costa, le traiettorie che fa quando gli esce bene. Intanto eccolo posizionato da Guardiola sull’ half space di destra (largo sul suo stesso lato e fuori dallo schermo c’è Coman, marcato da Alex Sandro).



Sturaro è saggio. Mette bene il corpo, gli vuole chiudere il cross di mancino o, ancor peggio, il dribbling nel corridoio centrale.



Ma Douglas Costa se la sposta sul destro e, sprezzante, la mette a giro per la testa di Lewandowski. Sfidato, osò.



Il palo del polacco, in fuorigioco millimetrico.



Anche nel primo tempo si era fidato del suo destro, puntando forte Alex Sandro. Azione che ricorda Cuadrado, il quale spesso e volentieri raggiunge il fondo da solo, per frustarla al centro. In questa modo Douglas Costa si scrollò di dosso il raddoppio imminente, con intelligenza. Inutile sottolineare che le giocate intelligenti poggiano sulla tecnica di base. E’ Douglas Costa un Cuadrado al quadrato?



Più completo forse sì, ma non esageriamo: al momento del cross, non riesce ad alzarla, e Pogba spazza. Per giunta Alex Sandro era ancora lì, non l’aveva proprio proprio seminato.



A DESTRA O A SINISTRA? - Questa qui sotto è un’altra situazione simile, tratta dalla partita di questo maggio contro il Lipsia secondo in classifica (finì 4-5 per la squadra di Ancelotti). Ancora una volta, Douglas Costa affronta un difensore saggio, che lo orienta col corpo sulla destra, il suo lato debole. Badate anche al raddoppio che si avvicina sistematico.



Costa che fa? Dopo un doppio passo e una finta a destra si prepara per il cross a giro di mancino. Ma la visuale è pessima.



La credibilità del suo movimento e ancor più del suo temibile mancino fungono da esca: invece di completare lo slancio della gamba, chiude improvvisamente in dribbling verso il fondo del campo. Di nuovo viene in mente Cuadrado, anche se, sul più bello, il difensore in scivolata ferma l’esterno del Bayern in corner. E’ pur sempre il suo piede debole, ha meno spinta.



CON ALEX SANDRO? - Non poteva mancare la suggestione finale: prima li abbiamo visti uno contro l’altro, ora chiudiamo vedendoli giocare insieme nel Brasile. Soltanto un mese fa, il tredici di giugno, i verdeoro stendevano l’Australia 4-0. Sulla fascia sinistra, la catena Alex Sandro-Douglas Costa funzionava così.



A sinistra Douglas Costa farebbe quello che Cuadrado faceva a destra nella Juve, dove mancava però la spinta di Alex Sandro. Pertanto ho un dubbio: tutto ciò non verrebbe forse a limitare proprio quest’ultimo, il terzino bianconero? Con Mandzukic, le cavalcate di Alex Sandro sono giustificate e complementari. Ma con Douglas Costa? Scenderebbe meno in sovrapposizione, probabilmente. Anche per questa ragione, oltre ai motivi esposti sopra relativi ai pericolosi cross a giro dalla destra, peraltro sfruttabilissimi dal croato stesso, l’impiego dell’attaccante brasiliano dovrebbe essere prevalentemente a destra. Perché per quanto forte, Cuadrado non è Robben.