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Mi domando come mai Paulo Dybala e il suo entourage non abbiano ancora capito che 6 milioni di euro l’anno di ingaggio non sono stati giudicati eccessivi solo dalla Juventus che, senza troppi rimpianti, ha congedato il calciatore, ma anche dagli altri club che gli si sono intenzionalmente  o incidentalmente avvicinati. Così, nell’ordine, hanno frenato la Roma, l’Inter e, ove mai fosse vero l’interessamento, frenerà il Siviglia. Quei soldi, forse, se li sarebbe potuti permettere l’Arsenal che, però, agli occhi di Dybala, presenta una mancanza esiziale: non partecipa alla Champions League.

Ora il quesito non è tanto se 6 milioni sono pochi o tanti, ma se Dybala li merita. Alla Juve e, finora, all’Inter e alla Roma pensano di no. Tuttavia il punto non è stabilire se il tasso tecnico e agonistico sia di alto livello (lo è, non foss’altro perché Dybala è un nazionale argentino, ovvero compete con molti grandi campioni), ma quale sia la tenuta fisica, quanto effettivamente Dybala possa garantire a livello di presenze e quanto tempo, alla fine, non stia fuori per infortunio. Diciamola tutta: Dybala è un campione fragile. E la sua fragilità contrasta con gli investimenti alti per ingaggio e lunghi per durata. Tanto è vero che l’Inter è arrivata a formulare una proposta di cinque milioni, più un altro se la Joya superasse il 50 per cento delle presenze. 

A questo si è aggiunto un altro particolare, questa volta eminentemente tecnico, di capitale importanza: con il ritorno di Lukaku, gli attaccanti a disposizione di Simone Inzaghi sono Lautaro Martinez, Correa, Sanchez, Dzeko e, per l’appunto, Lukaku. Troppi. Senza prescindere dal fatto che la copia titolare, nel 3-5-2 inzaghiano sarebbe quella composta da Martinez e dal belga. Dybala, almeno inizialmente, sarebbe il terzo incomodo o, se vogliamo essere più soft, il dodicesimo uomo. Quindi, per l’Inter, Dybala costa troppo ed è uno di troppo, ragione per cui il presidente Zhang ha imposto agli uomini di mercato prima di vendere e poi, eventualmente, di rafforzare un attacco già forte così. Milan e Roma, come si dice per i casi di immobilismo prolungato, osservano, ma non hanno intenzione di andare allo sbaraglio. 
Insomma Dybala ufficialmente è un disoccupato. Prima ragione. I soldi che chiede in rapporto ad un’efficienza fisica che non ha. Seconda ragione. Che vita privata conduce Dybala? Si comporta da atleta anche fuori dal campo o la recente convivenza con la fidanzata ha reso meno rigoroso il suo stile di vita?Tutto questo dico e scrivo ricondando i troppo lunghi periodi di recupero per gli infortuni e, soprattutto, una frase di Pavel Nedved, vicepresidente della Juve, che lo richiamava a comportamenti da atleta anche lontano dagli allenamenti. C’è di più: Massimiliano Allegri che, con l’addio di Ronaldo, lo aveva indicato come l’uomo su cui impostare la nuova Juve, lo ha progressivamente abbandonato, affibbiandogli un’etichetta più pesante che lusinghiera: “Dybala si è creduto Maradona”.

Non vorrei, dunque, che tanto la fine della sua parabola bianconera, quanto la difficoltà di accasarsi altrove sia riconducibile alla convinzione che Dybala non sia troppo convincente sul piano personale. Naturalmente non sono mancati quelli che hanno cominciato ad avvistare Dybala ad orari poco consoni dentro e fuori i locali notturni e quelli che, pur non avendolo visto mai, pensano che sia possibile. In ogni caso allo stato attuale Dybala è un senza squadra come Bernardeschi. Un campione quasi conclamato e un campione d’Europa, entrambi ex Juventus, abituati a cifre non più esigibili e ad una vita troppo avida. Meditate calciatori (e agenti): cominciano ad essere tante le società che non si fanno più prendere al collo.