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Non è certamente un momento facile quello che sta vivendo con la maglia della Juventus Paulo Dybala. Finito nel mirino della critica per il pessimo ingresso in campo contro la Lazio e costretto a saltare anche gli impegni con l'Argentina per un problema fisico, la Joya ha concesso un'intervista a Vanity Fair. Al magazine, il calciatore bianconero ha svelato alcuni curiosi retroscena personali: "Io sto molto attento a spendere soldi, una raccomandazione che mi ripetono sempre i miei familiari. Colleziono maglie da calcio, ne ho a centinaia. Quelle che scambiamo a fine partita, più quelle che mi regalano o che ordino ai miei compagni di nazionale che giocano all'estero. Senza contare le divise che compro su Internet. Follie? Soltanto sfiorate. Una casacca di Del Piero, all'asta, mi è sfuggita per un soffio. E una di Maradona indossata in una partita contro il Brasile, che qualcuno ha accettato di pagare più di me".

La passione per gli scacchi: "Me la cavo bene, fino all'età di 18 anni ho anche partecipato a diversi tornei nella mia città, Cordoba. Vincevo quelli provinciali, poi ho fatto il salto a livello nazionale e ho conquistato un buon secondo posto. Sono paziente, studio le mosse dell'avversario e gli faccio male quando posso. Anche nella vita? Dipende. Ma in generale sono un tipo che sa aspettare, che sa concentrarsi per fare le mosse giuste al momento giusto. Nel mio lavoro cerco sempre di avere obiettivi a corto raggio, perché sono i più facili da raggiungere. Il mio rapporto con il tempo, fondamentalmente, è questo".
Dybala è uno dei tanti sportivi che ha conosciuto da vicino il Covid. E a Vanity Fair non ha fatto sconti nei confronti di chi nega l'esistenza del virus: "Se ho paura quando incontro i tifosi? Io l'ho già avuto, casomai sono loro a doversi preoccupare quando incontrano me. I negazionisti hanno lo stesso valore intellettuale dei terrapiattisti. Non fatemi aggiungere altro...".