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Un’ora a camminare sulle pietre aguzze sparse a piene mani sul prato del Meazza dallo Shakhtar, una banda di ragazzi sfrontata e coraggiosa, gente che dà del tu al pallone e non si accontenta di traccheggiare. Poi, re Dzeko estrae lo spadone e nel giro di appena sei minuti (dal 16’ al 21’ della ripresa) taglia il nodo di Gordio sapientemente stretto da De Zerbi. Da lì in poi per l’Inter la gara è in discesa e bravi i giocatori di Inzaghi a resistere alla tentazione di controllare passivamente il vantaggio. Giustamente i salmi nerazzurri finiscono in gloria, per l’esultanza della folla e di Inzaghi che saltella felice come un monello al quale hanno regalato il pallone nuovo. Complimenti allo Shakthar, degna avversaria. E’ una squadra di alte doti tecniche (anche i difensori hanno piedi prensili), organizzata alla grande, magari concede qualcosa dietro ma quando ha il pallone fa davvero paura.   

Una gara certamente diseguale, però tenuta in pugno saldamente dall’Inter, un piccolo capolavoro di freddezza e maturità. Primo tempo zeppo di errori in zona tiro, con Dzeko, eroe ancora inespresso, a divorarsi tre occasioni per rompere l’equilibrio, un gol annullato a Perisic (il gallo che ha cantato più forte nell’aia nerazzurra) per fuorigioco millimetrico di Darmian. Ripresa tosta e convinta, lo Shakhtar meno intraprendente e infine vittima di sé stesso, addio al palleggio rapido e alle trame fitte fitte della prima frazione. Troppi a specchiarsi nelle proprie virtù e un possesso palla stucchevole fin dal fischio della ripresa del gioco. Ben gli sta, dopotutto. Le partite si giocano per intero. La vittoria dell’Inter profuma di ottavi di finale, ora tutti a tifare Real Madrid, nell’altra gara del girone, di fronte allo Sheriff. Alle merengues basterà non perdere per consegnare la qualificazione matematica alla Beneamata dei milanesi, non accadeva da dieci anni tondi tondi. Esauriti gli scongiuri di rito, fuori lo champagne dal frigorifero. E si brindi all’impresa, perbacco!  

Frizzante e malandrino il primo tempo, lo Shakhtar porta impresso il brand De Zerbi: gioco costruito dal basso, centrocampisti spregiudicati, Matviyenko dirige l’orchestra in punta di bulloni, Stepanenko è l’uomo di fatica, sulla fascia destra imperversa il tandem Dodo-Tetè, suona come uno scioglilingua e invece è una piccola e razzente macchina da calcio, il terzino sinistro omonimo dell’interista d’antan ha una pallottola sempre in canna e costringe Perisic ad affannosi ripiegamenti. Davanti agisce un torello scattante e astuto, tal Fernando, brasiliano, 22 anni, che taglia, allarga, stringe, si butta dentro in area e mette i brividi all’ottimo Ranocchia e al macchinoso ma solido Skriniar, costretti a remare all’indietro per tamponare la sua verve. Se proprio si vuol trovare un difetto alla banda ucraina, beh certi disimpegni a ridosso dell’area di rigore sanno di roulette russa, capita infatti che su un rilancio sfasato del giovanissimo portiere Trubin, Dzeko si ritrovi il pallone fra i piedi al limite dell’area e lo calci maldestramente in curva.

E l’Inter direte voi? Non male, l’Inter, anche se procede un po’ a folate, provando a saltare il fitto reparto di mezzo dello Shakhtar con lanci in verticale e percussioni improvvise al largo da parte di Darmian, puntellandosi in zona centrale su Barella e Calhanoglu, alla lunga tra i più efficaci e duttili dei suoi. A conti fatti, un bel primo tempo, anche parecchio concreto. La squadra di Inzaghi costruisce una mezza dozzina di occasioni per rompere lo 0-0, inaugura il tirassegno Barella con un destro appena largo, poi Ranocchia sul corner di Lautaro inzucca appena oltre la traversa e infine arriverebbe anche il gol in combinazione rapida, da destra a sinistra fra Darmian e Perisic, che infila il pallone tra le gambe di Trubin, purtroppo l’assistente Gregoriu ha pizzicato una posizione di fuorigioco dell’esterno di destra dell’Inter che al Var il tedesco Dingert) incarica di confermare. Roba di centimetri, giusto il tallone di Darmian appena oltre la linea difensiva dello Shakhtar e amen.

La squadra ucraina ha l’argento vivo addosso e non fa sconti, Fernando scappa in contropiede a Skriniar ma sballa il tiro, Dzeko risveglia i riflessi di Trubin con un colpo di testa potente e dopo lo svarione già descritto del bosniaco sul rilancio fasullo del portiere, l’Inter costruisce la migliore palla-gol: Barella in corridoio per Lautaro, controllo imperfetto di sinistro da parte del Toro e tanto basta a Trubin per chiudergli in uscita lo specchio della porta e assorbire il tiro. Toni alti anche sul piano nervoso, dopo un abbraccio invero leggero di Stepanenko su Lautaro in area, l’ex Sassuolo Marlon, emigrato al seguito di De Zerbi, affronta a muso duro l’argentino e per fortuna dalle parole non si passa ai fatti. L’ultima chance capita a Dzeko, l’assist di Lautaro è prezioso ma Edin scarica sull’esterno della rete.

Ripresa. L’Inter sente puzza di bruciato e serra le fila. Dzeko guida la riscossa, Calhanoglu prende in mano il reparto di mezzo, Brozovic chiude e rilancia, i virtuosi del palleggio ucraini si vanno spegnendo in inutili ghirigori. Dodo si arrangia con una spintarella su Lautaro e giustamente Hategan non batte ciglio, l’argentino era andato a cercarsi il contatto. Al 12' drop lungo di testa di Perisic, sul secondo palo spunta Lautaro e in spaccata infila: Gol! Macché. L’arbitro ha visto una spinta dell’argentino su Matviyenko e annulla il gol. E due. Decisamente non gira bene all’Inter, Che però ha il merito di non perdere la testa e prosegue il suo assalto ragionato alla porta dello Shakhtar. Darmian a destra e Perisic a sinistra stantuffano in avanti e conficcano chiodi nella croce ucraina. Dai e dai al 16’ l’epifania di Dzeko. Perisic scappa a Dodo e scodella in mezzo, Marlon allunga la traiettoria di testa, Darmian calcia al volo sul muro della difesa, sul pallone ribattuto piomba come un leone Dzeko e col destro (!) fa giustizia degli sforzi dell’Inter: 1-0. Il bis è rimandato di appena sei minuti ed è ancora l’incerottato ariete bosniaco (sette punti sulla testa ricordo del match col Napoli) a inzuccare sul secondo palo il solito morbido assist volante di Perisic. Alleluja!

Accadono ancora un sacco di belle cose da lì al termine del match. Inzaghi manda in campo forze fresche (Correa, Vidal, Sensi) la squadra tiene ben dritta la barra del gioco, lo Shakthar ha qualche soprassalto d’orgoglio, il trottolino Dodo coglie un palo secco a Handanovic battuto e però la vittoria interista non entra mai in discussione. Esame di maturità superato alla grande. Adesso sotto con la tesi di laurea.





IL TABELLINO

Inter-Shakhtar: 2-0


Marcatori: 16’, 22’ s.t. Dzeko (I)

Assist: 22’ s.t. Perisic

Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, Ranocchia, Bastoni; Darmian (dal 33’ s.t. D’Ambrosio), Barella (dal 33’ s.t. Vidal), Brozovic, Calhanoglu (dal 41’ s.t. Sensi), Perisic (dal 41’ s.t. Dimarco); Lautaro (dal 23’ s.t. Correa), Dzeko.

Shakhtar (4-3-2-1): Trubin; Dodo, Vitao, Marlon, Matviyenko; Teté (dal 35’ s.t. Marlos), Stepanenko(dal 1’ s.t. M. Antonio), Maycon; Pedrinho (dal’ 28’ s.t. Bondarenko), Solomon (dal 35’ s.t. Mudryk), Fernando.

Ammoniti: Vitao (S)

Arbitro: Ovidiu Hategan (Romania)