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E adesso provate a dire che per lo scudetto non c’è anche la Lazio. Lassù si sta anche perché si vincono partite come questa, gentile omaggio di Ospina, portiere mandato in campo per un malanno di Meret, in collaborazione con Di Lorenzo, centrale improvvisato.

Capisco la disperazione di Gattuso che al Napoli ha ridato un’anima (ma non ancora un gioco), colpito ancora una volta dallo svarione dei suoi – dopo i tre cioccolatini offerti all’Inter - più che dagli avversari.

Capisco l’entusiasmo di Inzaghi che il Napoli non aveva mai battuto, che ha sgretolato un altro record con la decima vittoria consecutiva, che ha spezzato un’ultima maledizione perché il Napoli da otto anni non perdeva nell’Olimpico biancoazzurro; capisco la frenesia di Ciro Immobile che ha colto il ventesimo gol in 18 partite come a nessun  altro era riuscito
.
Non aveva fatto granchè la Lazio fino alla paperona di Ospina. Primo tempo con le feste di compleanno nello stomaco, manovra compassata, ritmo slow, Napoli compatto, anche troppo, con i mediani di spinta preoccupati più di difendere che di spingere, Allan basso, Zielinski né basso né alto perché non si vedeva mai, Callejon e Insigne con due guardie del corpo a testa (Lulic-Radu e Lazzari-Luiz Felipe), stesso disegno di Gattuso nei confronti di Lulic e Lazzari, sempre raddoppiati. Risultato: fasce bloccate, centrocampo affollato, pochi spazio, pochi varchi.

Mai la Lazio aveva creato così poco, mai il Napoli aveva rischiato così poco. Strakosha impegnato seriamente solo da una punizione alla Del Piero di Insigne, Ospina da una doppia conclusione di Milinkovic nel finale.

Più vivace e divertente il secondo tempo. Luis Alberto decideva di liberarsi di Allan e fare il Luis Alberto, cioè illuminare il gioco. Non ho capito bene la sostituzione di Caicedo dopo appena un quarto d’ora, per inserire Cataldi e avanzare Milinkovic. Non a caso il Napoli prendeva coraggio e campo poiché a sua volta avanzava di una decina di metri Zielinski, accentrava Insigne che sull’out ne prendeva poche e scuoteva Callejon. Il palo di Zielinski al 67’ e il fendente di Insigne al 75’ sventato da una grande parata di Strakosha erano solo gli episodi più lampanti di una squadra che aveva preso fiducia soprattutto dall’attendismo degli avversari, forse troppo fiduciosi nei finali di partita che tante gioie hanno finora regalato.

Sembrava filare sui binari dello 0-0 la partitona del sabato pomeriggio,  impressione avvalorata da un nuovo strano cambio di Inzaghi, Berisha per Lucas Leiva, certamente fra i migliori in campo.

Ma quando gira bene, gira bene tutto. E succede che ancora una volta vinci la partita negli ultimi minuti e anzi che Sfiori persino il raddoppio sempre con immobile murato stavolta da Ospina. Sfiorava il pari Insigne, si esaltava Strakosha sui calci d’angolo. Finale trionfale, popolo biancoazzurro in festa continua, futuro senza limiti.

Però ha detto bene Inzaghi dopo la partita: oggi la Lazio va come un treno, ma solo con i risultati. Oggi non si può dire che abbia giocato benissimo, ha vinto di tigna più che di fioretto. L’assenza di Correa può avere inciso, ma il Napoli era ancor più menomato dalle assenze di titolari importanti come Meret,  Koulibaly e Mertens.

Ora, dopo avere vinto una sola partita delle ultime 11 galleggia in una posizione di classifica anonima, difficile risalire la corrente che porta all’Europa. Squadra fiaccata dalla celebre rivolta del ritiro, ho i miei dubbi che il nuovo allenatore e i due acquisti già annunciati possano rovesciare le sue sorti.

La Lazio, come una settimana fa a Brescia, vince anche quando non brilla. Dodici partite senza sconfitta, dieci vittorie di fila non si conquistano, però, senza merito. Se non hai la grinta e la fiducia di Immobile quel pallone a Opina non glielo vai a rubare. Se non ti sacrifichi e non risparmi corsa, non puoi come Milinkovic e Leiva rubare agli avversari un’infinità di palloni.

Appare un po’ stanca la Lazio, giocano sempre gli stessi perché di risorse in panchina Inzaghi ne ha poche. Ma pure con le gambe un po’ indurite, Luis Alberto disegna gioco come nessun altro suggeritore del nostro campionato, Milinkovic  e Leiva palleggiano con sicurezza, Lulic e Lazzari arano le fasce senza sosta.

Quando i gol non fioccano, s’impone la difesa e questo della Lazio viene poco considerato. Strakosha è diventato fra i portieri più affidabili, il trio Luiz Felipe-Acerbi-Radu non commette sbavature. Davanti a loro, Leiva da solo fa da scogliera. Inzaghi ha costruito con sapienza la seconda difesa migliore del campionato.

E chi sta lassù, e ha l’aspirazione di rimanerci, è solo chi di gol ne prende pochi.
 


IL TABELLINO

Lazio-Napoli 1-0 (primo tempo 0-0)


Marcatori: 38' st Immobile (L)

LAZIO (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic-Savic, Leiva (35' st Berisha), Luis Alberto (46' st Jony), Lulic; Caicedo (19' st Cataldi), Immobile. All. Inzaghi
NAPOLI (4-3-3): Ospina; Hysaj, Manolas, Di Lorenzo, Mario Rui; Allan (39' st Llorente), Fabian Ruiz, Zielinski; Callejon (42' st Elmas), Milik, Insigne (47' Lozano). All. Gattuso

Arbitro: Orsato di Schio

Ammoniti: 27' pt Lazzari (L), 38' pt Manolas (N), 41' pt Lulic (L), 40' st Mario Rui (N)