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La scomparsa di Sergio Zavoli, l’ultimo autentico maestro in grado di fornire un senso di compiutezza alla cultura della nostra società, ha chiuso definitivamente la porta lasciando alle nostre spalle un passato irripetibile. Lungo tutto il percorso del Novecento e lo stralcio del ventennio di questo secolo il procedere della vita per tutto il mondo è stato contrappuntato dalla presenza e dalle azioni di personaggi variamente illustri e attivi nei loro settori specifici provvisti di una serietà e di una onestà intellettuale che consentivano di definirli grandi in senso assoluto.


Zavoli ha chiuso una catena e praticamente anche quella che mi piace definire, senza nessun eccesso retorico, il tempo del giganti. Quasi che il buon Dio, o chi per esso, avesse deciso di chiamare a raccolta il meglio che restava sul nostro pianeta dopo essersi reso conto dello spreco di tante energie in un mondo diventato troppo piccino e superficiale e distratto da mille inutili affanni, uno ad uno hanno abbandonato il campo specialmente nel corso di questo annus horribilis che mai potremo dimenticare, rabbrividendo. Dalla cultura al cinema, dalla musica all’arte, dalla scienza alla religione da ogni angolo del mondo si è staccata la tessera di un prezioso mosaico che, da adesso, appartiene solamente al passato.

In ordine sparso e per menzionarne soltanto alcuni, prima che per Sergio Zavoli, la campana ha fatto sentire i suoi rintocchi per dare l’addio a personaggi come Andrea Camilleri, Ennio Morricone, Ezio Bosso, Gianrico Tedeschi, Flavio Bucci, Franco Zeffirelli, Bernardo Bertolucci, Lucia Bosè, Gianni Mura, Luca Frajese, Giampaolo Pansa, Sandro Paternostro, Bettino Craxi, Carlo Cossutta, Flaminio Piccoli, Edoardo Agnelli, Suor Germana, Gino Bartali e il povero Astori per quel che riguarda il nostro Paese e la nostra Storia. Altre culture sono rimaste orfane. Di Sepulveda, Zafon, Kirk Douglas, Max Von Sydow, Tolkien, Michele Piccoli, Joao Gilberto, Kobe Bryant. Un elenco incompleto ma tragicamente maestoso per l’unicità che ciascuno di questi giganti ha lasciato in eredità.


E qui viene il punto dolente. Un’eredità, di qualunque natura possa essere, andrebbe raccolta, preservata e gestita per quel che merita. Per farlo, naturalmente, occorrerebbe l’impegno delle persone giuste e in grado di portare avanti i buoni insegnamenti. Purtroppo, lo possiamo verificare tristemente tutti i giorni non soltanto l’Italia ma il mondo intero si trova nelle mani di autentici nani i quali, talvolta persino in buona fede ed è questo che più sconcerta, non possiedono neppure un granello delle qualità che avevano i giganti. Dalla politica alla cultura, dall’arte alla musica, dal cinema e teatro fino allo sport. Un desolante appiattimento che rende ancora più doloroso e fragoroso il composto silenzio dovuto alla partenza dell’ultimo grande.