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Dietro a una tastiera ci si sente inattaccabili e, quando ci si sente inattaccabili e l’ignoranza viaggia di pari passo con la vigliaccheria, il mix può essere sconvolgente e spesso letale. Come nel caso di Sulli, la regina del k-pop (il pop coreano), trovata morta nella sua casa di Seongnam, a sud di Seul. Ancora non ci sono certezze sulle cause della sua morte ma ci sono molti aspetti che fanno pensare al suicidio. Sulli, infatti, in passato è stata vittima di cyberbullismo, un fenomeno ignobile che lei aveva avuto il coraggio di denunciare a viso aperto: una serie di molestie verbali e attacchi social che l’avevano fatta cadere in una pesante depressione. 

Fanno ancora male le sue parole in uno degli ultimi video che la vedono protagonista: “Non sono una brutta persona, perché dite cose cattive su di me? Cosa ho fatto per meritare tutto questo?”. La stessa sorte era capitata due anni fa a Jonghyun, un altro cantante pop celebre in Corea del Sud, morto suicida perché sopraffatto da commenti pesanti ed estremamente violenti nei confronti della sua fragile sensibilità. 

Il bullismo fa male e portato all'estremo può provocare danni irreversibili, il problema è che se un tempo andava combattuto e denunciato solo negli ambienti frequentati da bambini e giovani, oggi si diffonde anche tra piccoli uomini che, per sentirsi grandi, sfogano la loro frustrazione sui social o nei commenti sui siti. Fortunatamente, il tema è oggi sempre più sentito e diffuso e sono in tanti, anche in ambienti di grande risonanza come la musica e il calcio a fare opera di sensibilizzazione, magari raccontando anche la propria esperienza personale.
Lo ha fatto, ad esempio, il capitano della Juventus e della nazionale Bonucci, con un libro (“Il mio amico Leo” scritto insieme al giornalista Francesco Ceniti) nel quale racconta la storia, parzialmente autobiografica, di Andrea, un bambino vittima di bullismo. “Un bullo ha qualcosa che manca dentro di sé. Spero che il libro sia di aiuto a chi cerca di violentare fisicamente o psicologicamente un’altra persona”, ha dichiarato il difensore bianconero in fase di presentazione. 

Lo ha fatto, a più riprese, anche J-Ax, che contro il bullismo ha scritto anche un pezzo (“Devi morire” del 2017) e che, spesso, racconta nelle interviste di essere stato vittima di azioni vigliacche da parte di altri ragazzi quando era più giovane. “Puoi uscire dal bullismo”, aveva scritto Ax in quel periodo, “ma la tua vita rimane inevitabilmente segnata. Quello che ho subito per me è stata benzina creativa che mi ha permesso di fare tutto quello che più desideravo nella vita. So come ci si sente a essere perseguitati e vessati ogni giorno e voglio in ogni modo supportare e aiutare i ragazzi che stanno passando quello che io ho vissuto, perché se una volta erano le strade sbagliate oggi il bullismo è ovunque su internet”. 

J-Ax e Bonucci sono riusciti a superare quei momenti difficili e a farne un punto di forza, purtroppo non va così per tutti. Per questo è necessario, ora più che mai, dare il giusto valore a questa piaga e combatterla, perché le parole possono ferire più di ogni altra arma e i drammi della mente non possono più essere sottovalutati. E’ ora di evolvere di pari passo con il progresso, altrimenti ci estingueremo nella nostra ignoranza. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

@stretchangels

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