E' in notti come queste che un giocatore può definire la sua carriera. E' in serate come quelle dello Stadium che può scoccare la famosa scintilla capace di determinare il reale valore dei suoi protagonisti, elevandoli dallo status di grandi a fuori dalla media. Non può certamente bastare una sola partita a emettere giudizi netti e definitivi, ma forse per Federico Bernardeschi è iniziata ieri una storia nuova. Nella quale non sarà più uno dei tanti, obbligato dal destino a vivere di luce riflessa, ma finalmente da protagonista indiscusso. Ora sta a lui a confermarsi e non smentire un'altra volta chi aveva visto in lui i crismi del campione, alla faccia di chi sostiene che in Italia non ne nascano più.

LA TRASFORMAZIONE - Ci sono eccome, invece, basta semplicemente farli giocare. Come Chiesa, come Zaniolo, come Tonali? Paulo Sousa ebbe la prima grande intuizione alla Fiorentina di aiutarlo ad evolversi, di trasformarlo in un giocatore più completo e capace di determinare le partite anche più lontano dalla porta. Bernardeschi ha il talento e il guizzo del trequartista, del "10", un ruolo che nel calcio di oggi non è più identificabile con una posizione fissa o comunque facilmente inquadrabile. Allegri ha saputo completare l'opera. Contro l'Atletico, l'ex enfant prodige di Carrara è stato tutto: secondo regista alternativo a Pjanic, incursore, uomo-assist per Ronaldo e anche quello dell'ultima conclusione. Al talento che Madre Natura gli ha messo a disposizione ha saputo abbinare duttilità, intelligenza tattica e personalità. ALLA PARI CON RONALDO - Senza la quale puoi avere tutta la qualità di questo mondo ma in certe partite rischi di essere travolto dagli eventi. Come è successo a Paulo Dybala nella partita d'andata di Madrid, come non era accaduto a Bernardeschi già nello scampolo di partita che Allegri gli aveva concesso, portando da subito qualcosa di più, qualcosa di diverso e sfiorando persino il gol. La Juve e la Nazionale forse hanno trovato un campione, addirittura un fuoriclasse, uno in grado di sedersi alla medesima tavola di Cristiano Ronaldo senza imbarazzi e timori reverenziali. Probabilmente la differenza tra un Dybala e un Bernardeschi sta tutta qui.