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Gli abitanti della Terra appartenenti al regno animale sono i soli a non aver subito i danni provocati dal Covid-19. Probabilmente possiedono gli anticorpi necessari per resistere oppure è lo stesso virus che li ha lasciati in pace perché, a differenza degli umani, gli animali non hanno alcuna colpa da espiare. 

Fatto sta che questo anno di lockdown a singhiozzo ha restituito scene antiche e anche poetiche dove si vedevano animaletti di ogni tipo e razza pascolare addirittura nelle strade delle città. Forse la prossima estate potremmo vedere persino le lucciole e sarebbe bellissimo.

La pace per questi esseri viventi è finita. I governatori di alcune regioni italiane, cioè gli stessi che impongono restrizioni alla libera circolazione tra Comune e Comune per andare a far visita ai nonni, hanno dato infatti il via libera ai cacciatori i quali si sono messi già al lavoro nel nome mal coniugato dello sport. Lo sport è agonismo e prevede il diritto di confrontarsi con un avversario per batterlo ad armi pari. Non certamente la possibilità di annientarlo e di ucciderlo.
Non so se vi è mai capitato di vedere una lepre o un atro animale ferito ma non ancora morto. Ebbene nei sui occhi di essere vivente agonizzante è possibile leggere, oltre al terrore e alla sofferenza, anche la cifra di ciò che noi chiamiamo sentimenti insieme con la domanda eterna “perché?”. Non è una scena edificante e fa molto male

Mi rendo perfettamente conto che la questione pro o contro la caccia rappresenta un nodo antico e forse impossibile da sciogliere. Ma, oggi più che mai, la riapertura della caccia sia libera o sia nelle riserve mi pare quanto mai inopportuna oltreché offensiva. Anche perché l’età media dei cacciatori impenitenti è molto alta. E, si sa, quella degli anziani è categoria ad alto rischio. Anche per quelli che imbracciano un fucile.