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Il derby d’Italia è così indecifrabile e imprevedibile, che persino l’ingiudicabile Inter di De Boer è riuscita a vincerlo. Finì 2-1, all’andata: Icardi e Perisic in rimonta, dopo il vantaggio bianconero di Lichtsteiner. Tutto nel secondo tempo, tra il 66’ e il 78’. Ma quelle di allora erano due squadre diverse da quelle che si incontreranno domenica sera. Penserete subito all’Inter.  Cambiata in meglio, aggiungerete. Ed in effetti, numeri alla mano e lasciando perdere (ma fino a un certo punto) la sconfitta di Coppa con la Lazio, il miglioramento è sotto gli occhi di tutti. Eppure in quella partita De Boer schierò proprio un 4-2-3-1. D’accordo, un altro mondo, però era lo stesso schema su cui si sarebbe assestato Pioli. Diversamente, Allegri optava per un ormai troppo consolidato 3-5-2, tanto adoperato da apparire, a tratti, più usurato che altro. Se è vero infatti che il gol del terzino svizzero arrivò proprio grazie a un’azione da 3-5-2 (cross di Alex Sandro, taglio in area piccola di Lichtsteiner), il raddoppio dell’Inter avvenne senza che né l’uno né l’altro degli esterni bianconeri facesse in tempo a ripiegare nella propria area. Perisic saltò in testa a Barzagli, su una ‘trivela’ dal fondo di Icardi, che si fregiava quindi di gol e assist. Una conferma: la Juve ha preso spesso gol da una palla calciata in mezzo dalla destra, il che significa, da una parte, che Alex Sandro non è facilmente superabile, dall’altra, che la diagonale difensiva non funzionava poi troppo bene. Questo, a voler trovare una giustificazione del cambio di modulo a partire dai (pochissimi) limiti della fase difensiva della Juve, che è pur sempre la miglior difesa del campionato.

Sappiamo però che il passaggio al 4-2-3-1 maturato da Allegri di recente, nasce soprattutto in risposta alla sconfitta di Firenze. A quel Pjanic in panchina così poco digerito dal popolo bianconero. Più qualità in campo, si protestava, ed ecco che il tecnico livornese cercò subito la coesistenza di tutte le sue stelle. Risultato: tre partite, tre vittorie: Lazio, Milan (in Coppa) e Sassuolo. Avviciniamoci dunque al big match di domenica sera, analizzando alcune situazioni di gioco dal punto di vista degli sfavoriti. Come si batte la Juve? Pardon, come si batte la Juve allo Juventus Stadium? 



4-2-3-1 vs 4-2-3-1? Siccome dubito che Pioli e Allegri possano cambiare modulo per l’occasione, anche se non è affatto escluso,  partiamo dall’ultima di campionato: Sassuolo-Juventus. Una gara paradigmatica, fatte le debite proporzioni, nella misura in cui Di Francesco ha schierato “a sorpresa” Pellegrini trequartista, e si è messo a specchio: 4-2-3-1 vs 4-2-3-1. Sopra e sotto, vedete gli sviluppi del pressing che ha portato al raddoppio di Khedira. Estreme, le posizioni del tedesco e di Pjanic, che si disinteressano completamente della zona alle loro spalle, dove staziona Pellegrini. Questo consente a Dybala di salire su Acerbi e di schermarlo. La palla, così, Aquilani potrà passarla in sicurezza solo a Cannavaro. Vuoi che la trasmissione del centrocampista sia stata un po’ troppo lenta, vuoi che Cannavaro fosse in arretramento, pigro arretramento, Higuain ha intercettato il piattone del centrale indirizzato ad Antei. Ma qui la cosa più interessante è vedere chi entra nel fotogramma dalla destra, ovvero chi sostiene, dal basso, la pressione: Chiellini, uno dei due centrali, si assume il compito di uscire sul trequartista avversario, lasciando ai compagni di reparto una situazione di uno contro uno: Bonucci-Matri, Berardi-Alex Sandro, Lichtsteiner-Politano. Sostituite i nomi dei giocatori del Sassuolo con quelli dell’Inter, e troverete i possibili duelli di domenica prossima. Sarebbe l’ideale per gente come Perisic, Joao Mario, Icardi e Candreva. 



Altro esempio. Di come la Juve attacca l’area avversaria, e di come non si deve difendere la Juve che attacca l’area avversaria. Visto che i bianconeri arrivano in porta tendenzialmente, almeno con 4 o 5 uomini, è impensabile che i centrocampisti avversari non scalino sulla linea dei difensori. Vedete come Acerbi esce a vuoto su Cuadrado confidando nella copertura di Duncan, che non arriva? Gagliardini e Brozovic (o Kondogbia) non potranno distrarsi così, sapendo che Khedira si inserisce praticamente sempre.  

LE DIAGONALI ESTREME DI MANDZUKIC. Potrebbe essere edificante per tutti (Duncan in primis), e dunque non solo per i suoi compagni di squadra, studiare Mandzukic in fase di non possesso. Anche se il suo spirito di sacrificio è diventato proverbiale, quasi un luogo comune, non possiamo stancarci di segnalare cose come queste; contro la Lazio e contro il Milan gli abbiamo visto fare diagonali estreme addirittura interne alla linea dei difensori.



Di solito stringe il terzino e l’esterno si abbassa. Con Mandzukic, a volte, il terzino può rimanere largo; ci pensa lui. Assorbirà quindi il croato gli inserimenti costanti di Gagliardini, come qui sopra ha fatto con Parolo o qui sotto con Kucka? Se sì, occhio, perché nel secondo caso arriva in ritardo, e consente alla mezzala rossonera di fare la sponda, in occasione del gol di Bacca. Dunque non sempre ce la fa, Mandzukic; è umano anche lui.



ALTISSIMI E CORTISSIMI. Bisogna infatti ricordare che l’Inter di Pioli non è da meno, quando si tratta di attaccare l’area avversaria. Contro il Pescara, mentre Joao Mario segna in spaccata, ci sono almeno 6 nerazzurri (portoghese compreso) in zona rossa. E poi c’è Brozovic, che non si vede, ma è appena fuori dall’inquadratura, sulla trequarti. Questo vuol dire che dietro di lui, presumibilmente all’altezza del centrocampo, rimangono soltanto i due difensori centrali. Se vogliamo dirla tutta, la cosa più sorprendente di questo fotogramma qui sotto non è tanto la densità che raggiunge l’Inter in area, quanto piuttosto la spregiudicata e simultanea altezza dei terzini D’Ambrosio e Nagatomo. Obiezione: la Juve non è il Pescara. Dunque? E’ imprevedibile, il derby d’Italia è imprevedibile.