Il rapporto tra la famiglia Pozzo e la penisola iberica dura ormai da anni ed era solo questione di tempo prima di vedere un allenatore spagnolo sedere sulla panchina dell'Udinese.
Dopo aver inseguito invano l'esperto Quique Sanches Flores e l'emergente Miguel Cardoso ecco pochi giorni fa l'annuncio a sorpresa: Julio Velazquez è il nuovo allenatore del club friulano.
37 anni ancora da compiere, ma con già un corposo passato di panchine alle sue spalle, il tecnico di Salamanca sarà il più giovane allenatore di Serie A per la stagione 2018/19 diventando il 5° allenatore straniero dell'era Pozzo.

Non che questo sia di buon auspicio; i predecessori sulla panchina friulana di passaporto diverso da quello italiano, portano sì nomi prestigiosi, ma sono tutto uniti dallo stesso destino:  Milutinovic esonerato a stagione in corso dopo un inizio disastroso in B (era il 1987), Hodgson, mandato via prima del Natale 2001, Sensini dimesso dopo aver allenato un mese tra febbraio e marzo 2007 e Tudor durato 4 turni nella stagione appena trascorsa: il tempo di salvare l'Udinese – impresa non impossibile - per poi non essere confermato.
Velazquez, ex tecnico dell'Alcorcon (Segunda Division), con un passato anche tra Villareal - prima come tecnico della cantera e poi con un breve passaggio sulla panchina della squadra maggiore -  Betis Siviglia e Belenenses, terza squadra di Lisbona, prosegue quello che nell'ultimo semestre sembra essere un diktat della società friulana: provare a rilanciarsi attraverso profili giovani in panchina, che più che emergenti paiono vere e proprie scommesse. Da qui la scelta di Oddo, dopo un fallimentare 2016/17 con il Pescara, dei suoi successori, la coppia Tudor-Iuliano, celebri per il bianconero di Torino, e ora quella del tecnico spagnolo.

Scuola iberica – e non poteva essere altrimenti – il tecnico salmantino proverà a mettere a dura prova la piazza friulana, portando un'idea di calcio tipicamente spagnola, volta al controllo del gioco e, attraverso gli schemi maggiormente utilizzati, dal 4-4-2 al 4-2-3-1, all'ampiezza di gioco con terzini di spinta che a Udine, mercato in uscita permettendo, di certo non mancano.

Attraverso le sue parole in conferenza stampa, il giorno della presentazione "Io penso che la cosa principale siano i giocatori e le loro qualità. Bisogna cercare di farli giocare bene insieme, l'importante è avere una struttura e una dinamica di gioco che diano il massimo rendimento in base alle rispettive qualità. Non si tratta di adattarsi alle qualità, o di imporre un modulo: bisogna cercare equilibrio. Serve attenzione da parte loro, e trovare un equilibrio. È fondamentale avere un'idea, ma è altrettanto importante anche avere una sensibilità che consenta di cercare la vittoria in maniera convincente, sfruttando le qualità dei singoli. L'idea base è cercare di essere protagonisti, sempre compatti in tutte le fasi di gioco. È fondamentale il nostro gioco, ma è fondamentale anche sapersi adattare al rivale", Velazquez dimostra di non essere inserito in rigidi dogmi, ma da subito, con intelligenza e piaggeria, mette in campo almeno a parole, un credo calcistico tatticamente vario e moderno.

Trovare certezze non sarà facile per il giovane tecnico, il tritacarne mediatico della Serie A è solito fare vittime e l'asticella rispetto alla B spagnola è stata alzata . Dopo aver dimostrato di saperci fare dal punto di vista della comunicazione, sarà fondamentale per lui far acquisire alla sua Udinese quelle certezze fondamentali per un campionato tranquillo, partendo dal primo comandamento del calcio italiano: non prenderle.

Dando uno sguardo alla sua carriera, nell'ultima stagione la sua squadra ha invertito la tendenza riguardo ai gol subiti, dimostrando una certa cura per la fase difensiva, ma il lavoro più complicato e che richiederà lo sforzo maggiore sarà quello di creare un gruppo coeso, martellando costantemente la testa dei suoi giocatori, i quali spesso negli ultimi anni sono andati incontro a evidenti cali di tensione quasi schizofrenici.
Sconosciuto al grande pubblico, sulla carta non si presenterà di certo come una promessa tra i tecnici europei - come accaduto nel recente passato a diversi enfant prodige delle panchine, vedi Nagelsmann, Vilas Boas o Tedesco e - compito arduo - dovrà sconfiggere il generale scetticismo che a oggi lo circonda, non solo dal punto di vista mediatico, ma anche da una piazza ultimamente depressa dal calo vertiginoso di risultati e che si sarebbe aspettato ben altro profilo per ricominciare la risalita.