Il fair play finanziario, il mostro che attanaglia il calcio italiano sempre più malato e in crisi. Calciomercato.com ha posto all’Avvocato Agente Fifa Jean-Christophe Cataliotti, titolare dei corsi per agenti Fifa e osservatori di calcio (info su www.footballworkshop.it), e al Dott. Tommaso Fabretti, laureato in Economia e Management, alcune domande su un tema di così grande attualità.

Come è nata l’idea del c.d. fair play finanziario al quale le Società professionistiche europee dovranno prossimamente adeguarsi?
E’ nata dall’esigenza impellente di porre rimedio alle disparità di origine sempre più attinenti alle componenti gestionali, economiche e finanziarie e sempre meno sportive in atto al giorno d’oggi tra le società dei vari campionati europei e le loro antagoniste minori, nonché di arginare il dilagante indebitamento sempre più all’ordine del giorno in cui si trovano ad operare numerosi club. La UEFA, pertanto, su forte spinta del suo attuale presidente Michel Platini, ha lanciato un progetto a lunga scadenza atto a limitare i grandi magnati del calcio nelle loro spese folli e nelle loro campagne acquisto imperiose che, sempre più spesso, minano la concorrenza di squadre dai fondi più limitati.

Visto che di campagne acquisti clamorose ce ne sono state tante, quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
Florentino Perez, presidente del Real Madrid, fu protagonista nell’estate del 2009 di ingenti investimenti senza precedenti, culminati nell’acquisto del giocatore portoghese Cristiano Ronaldo, prelevato dal Manchester United per la clamorosa cifra di 94 milioni di euro. Fu probabilmente questa la goccia che fece traboccare il vaso, scatenando l’opinione pubblica di un po’ tutto il mondo; tale operazione fu da più parti definita come fuori da qualsiasi logica etica ed economica, nonché simbolica dello strapotere eccessivo dei grandi club nei confronti delle società minori.

Una strategia che, nell’ottica di molti, avrebbe presto portato il mondo del calcio ad auto-distruggersi.

Ecco, allora, l’idea del fair play finanziario? Ma di che cosa si tratta?
Potremmo dire di sì! L’idea del fair play finanziario è, in pratica, un progetto avente l’obiettivo principale di far rientrare le società di calcio in un triennio dai debiti contratti e che dovrà condurre le società calcistiche sulla via dell’auto-sostentamento finanziario, spingendole a sviluppare nuove vie per aumentare gli introiti e, dunque, per potersi permettere l’ingaggio dei giocatori migliori nel pieno rispetto dei vincoli di bilancio, equilibrando costi e ricavi su un arco di tempo triennale.

Come verranno valutati i club?
Verranno valutati su una base di rischio, che terrà conto dei debiti, dei livelli salariali e dei seguenti parametri: 1) obbligo di pareggio del bilancio; in pratica, i club non devono spendere più di quanto ricavato in un determinato periodo di tempo; 2) nessun debito arretrato durante la stagione verso i club, i dipendenti e/o le autorità sociali o fiscali; 3) fornitura di informazioni finanziarie per il futuro, al fine di garantire che i club possano adempiere agli obblighi successivi.

In definitiva, quali sono gli obiettivi principali del fair play finanziario?
Schematicamente, ecco alcuni dei principali obiettivi principali del fair play finanziario: promuovere e migliorare con continuità i vari aspetti del calcio europeo e dare priorità alla formazione e alla crescita dei giovani in ogni club; assicurarsi che ogni club abbia un adeguato livello organizzativo e manageriale; garantire che le infrastrutture di ogni club siano tali da garantire degli elevati standard a livello di sicurezza e di qualità agli spettatori e ai media per la fruizione del servizio sportivo;
favorire l’equilibrio economico-finanziario dei club ed aumentarne la trasparenza e la credibilità agli occhi degli investitori; incoraggiare i club a sviluppare nuovi fonti di introiti.

1- continua