2

Tanto esplosivo e talentuoso all’interno del rettangolo verde quanto imprevedibile e a volte anche folle fuori dal campo, l’attaccante brasiliano Edmundo è tornato a parlare ai microfoni di Playboy Brasil per ripercorrere la sua lunga carriera ricordando, soprattutto il Mondiale del 1998 e di come sia stato lui a salvare la vita a Ronaldo quel fatidico giorno prima della finale contro la Francia: "Sono stato io il primo a vedere la situazione di Ronaldo. Eravamo in stanze vicine, separate solo da una porta. Mi alzai da tavola dopo il pranzo per andare in bagno. In quel momento attraverso la porta aperta vidi Ronaldo con le convulsioni. Era sdraiato sul letto e Roberto Carlos era sul letto a fianco con la tv accesa. Aveva le cuffie e non si era accorto di niente. Ronaldo era viola, con la bava alla bocca e il corpo che si contraeva. Uscii di corsa a cercare il medico, che stava in un’altra parte dell’albergo. Tornai ancora di corsa e insieme a Cesar Sampaio riuscii a toglierli la lingua dalla gola per farlo respirare. Quando arrivarono i medici, l’immagine non era più così scioccante. All’ora della merenda Ronaldo non mangiò niente e uscì per parlare al telefono. Leonardo richiamò l’attenzione dei medici: 'Questo ragazzo non sta bene, bisogna portarlo a fare delle analisi'. Un’ora dopo, durante la lezione tattica, ci dissero che Ronaldo era all’ospedale. Zagallo ci disse che Ronaldo non avrebbe giocato e io sarei entrato al suo posto. Così scoprii che sarei stato titolare. Zagallo si rivolse a me: Edmundo, questa è la tua occasione. Andammo allo stadio e al momento di andare a fare il riscaldamento arrivò Ronaldo, sorridente, dicendo: 'Gioco. Dov’è la mia roba? Devo giocare'. Zagallo mi fece un segno da lontano: 'Mi dispiace, Edmundo, abbi pazienza'. Il medico doveva dimostrare di avere polso e non permettere di utilizzare un giocatore che aveva avuto le convulsioni. Ma togliere il miglior giocatore del mondo non era una decisione facile".

Edmundo ha parlato a lungo anche del capitolo Fiorentina: "Il Vasco mi vendette dopo la Coppa America. La Fiorentina non mi sembrava un club ambizioso e chiesi di mettere nel contratto una clausola che mi consentiva di tornare in Brasile per il Carnevale, e la Fiorentina la accettò. Mi concedevano tutto. Zagallo mi telefonò dicendomi che se non giocavo, non sarei andato al Mondiale. Tornai e Firenze e diventai titolare. Cominciai a segnare e a giocare bene. Poi arrivò il Mondiale. Il nuovo allenatore, Giovanni Trapattoni, venne a parlare con me in Francia. Disse che aveva fiducia in me, che sarei stato titolare assoluto. 'Okay, però adesso voglio un aumento', gli dissi. Avevo scoperto che Rui Costa e Batistuta guadagnavano molto più di me. E mi diedero l’aumento. In occasione del carnevale 1999 la Fiorentina era in ritardo con il pagamento degli stipendi. E nel contratto c’era sempre la clausola per tornare in Brasile a Carnevale. Ne approfittai per chiedere gli stipendi arretrati. Arrivò la partita in casa contro il Milan. Eravamo primi in classifica. Quel giorno, Oliveira si infortunò, poi si infortunò anche Batistuta e la riserva Esposito entrò e si fece espellere. Arrivò il lunedì e non mi pagavano. Presi un aereo e tornai in Brasile. La domenica seguente, era Carnevale, la Fiorentina giocò contro l’Udinese e perse. In attacco dovette giocare il terzino sinistro Serena. Il Milan vinse in casa e ci superò. Mi diedero la colpa di tutto. Dicono che fu a causa del Carnevale. Tornai. La partita successiva la vinsi praticamente da solo contro l’Empoli. Ma il Milan non perse più e vinse il campionato. Ah, non mi pagarono comunque. Per avere i soldi dovetti andare in tribunale".