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  • Elliott, di solo blasone non si vive. Per riportare in alto il Milan la sfida è ardua

    Elliott, di solo blasone non si vive. Per riportare in alto il Milan la sfida è ardua

    • Fernando Pernambuco
    I troppi passaggi proprietari in così poco tempo possono giustamente esasperare i tifosi del Milan, che sembrano non fidarsi più. “Chi crede realmente nella squadra?” si chiedono in molti. Altri, invece, nell’arrivo del fondo finanziario Elliott, specializzato in hedge fund, vedono più d’una speranza o quanto meno la fine di un’incertezza cominciata prima dalla latitanza, continuata poi con l’abbandono di Berlusconi e passata per  Yonghong Li, finanziere votato all’avventura di riuscire a governare senza sufficienti risorse finanziarie. Il suo gioco delle tre carte, si è fermato quando il principale supporto finanziario che doveva erogare fondi al Milan “cinese” ha pronunciato la parola basta. O meglio, ha detto: “Perché devo continuare a prestare soldi senza poter decidere nulla, quando posso diventare padrone del club?”
     
    Con poco più di 303 milioni, Elliott s’è comprato il Milan. La domanda è: ci crederà fino in fondo o proverà a ridargli una verniciata e a rivenderlo poi con lauto guadagno? All’inizio, sembrava che il calcolo fosse proprio questo: rivendere la società, in un prossimo futuro, fra i 5 e i 600 milioni di € secondo una logica che vede i fondi finanziari votati a una politica di puro business. Ma questa teoria è smentita dal fatto che il New England Sport Venturies possiede da anni il Liverpool e altri organismi finanziari proprietari, per esempio di Crystal Palace, Hertha Berlino, Atletico Madrid non sembrano intenzionati a vendere a breve termine.
     
    Anche se Elliot fosse intenzionato a realizzare a breve, dovrebbe comunque riportare il Milan ad un livello competitivo che non può accontentarsi di confermare l’esistenza di un glorioso passato: il ripetuto slogan "club più titolato al mondo” non è in grado, da solo, di generare alcuna plusvalenza. Ma, d’altra parte, il nuovo proprietario deve tenere fermo l’occhio al bilancio. Per ora si affida a una rivoluzione manageriale e a una conferma: Gattuso. Basterà?
     
    L’ingresso di Elliot nel campionato italiano si situa in un quadro generalmente positivo per il calcio europeo. L’Annual Report of Football della società di consulenza Deloitte accerta, per il calcio europeo un + 9% d’incassi generali rispetto all’ anno 2015-2016, con 25 miliardi di €. Il 55% di questa cifra va ai primi 5 campionati (nell’ordine Inghilterra, Spagna, Germania, Italia, Francia). La parte del leone è sempre quella dell’Inghilterra, dove solo 10 anni fa quasi tutti i club della Premier erano in rosso e oggi sono tutti in attivo. Seguono Spagna, Germania, Italia e Francia. I toni del Report sono di trionfale ottimismo e prevedono un futuro sempre più roseo per l’Europa del pallone, anche se l’anno scorso era andata meglio con un +13%. Per l’Italia, anch’essa in progresso con 2.075 miliardi di € (comunque meno della metà dei 5.290 miliardi degli inglesi) emergono ancora una volta due punti critici: la troppa dipendenza dai diritti televisivi insieme agli incassi ancora molto bassi dagli stadi.

    Il secondo fattore negativo è dato dal contesto generale ovvero “dal sistema fiscale, contributivo e giudiziario tra i meno incentivanti d’Europa”. Nonostante questo, Elliott ha investito, attratto dal “brand” rossonero e soprattutto dal prezzo. Ma, oggi, in questo calcio “ipercompetitivo, complicato e ricco di dettagli organizzativi”, come dice Leonardo, di solo blasone non si può vivere. La sfida che attende i nuovi proprietari del Milan è ardua. Ci vogliono coraggio e pazienza. La squadra li merita.
     

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