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I lunghi infortuni di Pogba e McKennie, la squalifica di Rabiot, l’emarginazione di Arthur potrebbero offrire a Massimiliano Allegri la possibilità di cominciare il prossimo campionato (lunedì 15 agosto con il Sassuolo) attingendo ai giovani, ancora aggregati alla prima squadra, che starebbe attentamente studiando per immetterli, eventualmente, nella rosa della prima squadra. Parlo di Fagioli, prima di tutto, ma anche di Rovella e di Miretti, visto che Ranocchia è già andato al Monza.

Conoscendo bene la riluttanza dell’allenatore juventino per i giovani calciatori, sarebbe più giusto dire che l’occasione per convincere Allegri passa da loro, e dalla contingenza che si presenta, piuttosto che da un’esplicita volontà tecnica. Sia come sia, la situazione è tale da ritenere questa ipotesi tutt’altro che remota. Certo, se nei giorni di mercato che precedono l’avvio della serie A, dovesse arrivare Paredes (tanto per fare un esempio credibile), probabilmente il problema non si porrebbe. Ma, al di là del mercato, la Juve farebbe bene a provare a valorizzare i propri giovani centrocampisti in ragione di tre motivazioni.

La prima: attualmente e per almeno un mese e mezzo, quando, in pura teoria rientreranno Pogba e McKennie, il reparto può contare su pochi effettivi (Locatelli, Zakaria, Rabiot dopo la squalifica), considerato il congedo di Ramsey e quello, probabile, di Arthur.

La seconda: Locatelli si è finora adattato a fare il centrale, pur non essendolo, e Fagioli può costituire una validissima alternativa.
La terza: non è vero, come pensa Allegri, che i campionati si vincono solo con i calciatori fatti e finiti e il Milan ne è la dimostrazione più lampante. Infatti, tra i rossoneri migliori della stagione scorsa, ci sono stati Leao (anno di nascita 1999), Tonali (2000), Kalulu (2000).

Insomma, se per una volta l’allenatore avesse un po’ di coraggio o fosse costretto dalla necessità, non sarebbe male lanciare un ragazzo che ha già fatto esperienza (Rovella, classe 2001, ha giocato due stagioni in serie A) e vedere se, in partite vere, possa o meno fare al caso della Juventus. Altrimenti a cosa serve prenderne tanti, farli crescere in Primavera o nell’Under 23 e poi perderli mandandoli a giocare altrove? Lo sanno, Allegri e quelli che la pensano come lui, che le potenzialità di un ragazzo possono sbocciare o bloccarsi a seconda del contesto in cui le sviluppa? E quale contributo dà, in termine di valore, un allenatore come quello juventino alla sua società e, ove mai gli interessasse, al calcio italiano?

Eppure esempi da maneggiare con cura ce ne sono tanti, ma uno li illustra meglio di tutti. La vicenda di Nicolò Zaniolo è emblematica: calciatore della Primavera dell’Inter con zero presenze in nerazzurro, fu ceduto, nell’estate 2018, alla Roma a titolo definitivo a parziale contropartita di Nainggolan (l’altro calciatore era Santon). Nonostante la sfortuna che l’ha bersagliato attraverso due gravi infortuni alle ginocchia, Zaniolo è un nazionale italiano tra i più forti in circolazione e la Roma sa che, mettendolo sul mercato, non incasserebbe meno di 60 milioni (è un ragazzo del ’99). Chi ha creato valore? L’Inter che l’ha sbolognato o la Roma che ci ha creduto? Ecco, come gli specchi dovrebbero riflettere un attimo prima di rimandare l’immagine, così chi è scettico sui giovani calciatori dovrebbe mettersi qualche volta alla prova. E, se del caso, ricredersi.



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