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La partita casalinga con il Cesena era uno di quegli appuntamenti da cerchiare con la matita blu in casa empolese. La squadra azzurra si trovava a digiuno di vittorie da quasi tre mesi, praticamente un'eternità, e l'occasione di incontrare al "Castellani" la formazione di Di Carlo, diretta concorrente nella corsa salvezza, era talmente ghiotta da non far dormire sonni tranquilli al gruppo di Sarri. 

L'Empoli, in questo torneo, aveva sempre dimostrato coraggio, temerarietà e un pizzico di incoscienza nell'affrontare le big del campionato. Al cospetto degli azzurri avevano fatto terribilmente fatica Roma, Napoli, Milan, Inter, Fiorentina e Lazio e, la stessa Juventus, necessitò di un calcio piazzato di Pirlo nel secondo tempo per sbloccare un match che si stava facendo piuttosto complicato. Paradossalmente però la gara tra le mura amiche con il Cesena poteva nascondere insidie maggiori. Quando non hai niente da perdere è facile trovare le risorse mentali e caratteriali per tentare l'impresa. Se ci riesci hai compiuto qualcosa di memorabile se ti chiami Empoli e ti affacci alla serie A riuscendo a realizzare una sorta di miracolo sportivo. Se non ci riesci, poco male. "Non sono certo queste le partite in cui devi conquistarti la salvezza", si direbbe recitando un adagio spesso abusato e intriso di retorica. Quando invece da perdere hai praticamente tutto, come nel caso della sfida interna con i romagnoli, la tensione ti può confondere le idee, l'importanza della posta in palio ti può rendere contratto, la pressione della gara può giocare brutti scherzi. Ecco perchè la partita con il Cesena era molto temuta. Non tanto per il buon momento dei bianconeri di Di Carlo, reduci da due vittorie consecutive, quanto per le gravi ripercussioni in classifica che avrebbe generato un passo falso casalingo nello scontro diretto e per l'enorme contraccolpo psicologico che sarebbe seguito. Se a tutto ciò aggiungiamo le assenze pesanti degli squalificati Croce e Saponara, il quadro si complicava ulteriormente. Nella prima mezzora di gara si percepiva, da parte dell'Empoli, una certa inibizione nell'imporre il proprio gioco abituale senza calcoli unita a un'evidente paura di esporsi pericolosamente ai rischi della manovra cesenate. Per una volta Sarri doveva aver lanciato ai suoi giocatori messaggi piuttosto chiari: meglio non rischiare, meglio attendere pazientemente il momento giusto per far male agli avversari, aspettando magari che la giocata di un singolo scompaginasse il copione di una gara molto chiusa, dai ritmi lenti e compassati. 
Nelle ultime settimane si era dibattuto molto a Empoli della mancanza di un attaccante concreto e prolifico in grado di tradurre in reti effettive il gioco piacevole e spumeggiante, ma decisamente poco pragmatico, della formazione azzurra. In questo spicchio di Toscana mancava, tanto per intendersi, un gol su azione da Empoli-Palermo del 5 ottobre 2014. Nel mezzo, i pochi gol realizzati erano tutti arrivati attraverso il contributo del calci piazzati. Ecco perchè lo splendido gol di Maccarone al Cesena, che sbloccava il match al 30' del primo tempo, ha avuto una valenza tripla. In primis, ha riscattato moralmente un attaccante finito nel mirino di una certa critica per lo scarso contributo realizzativo. Secondariamente ha permesso alla squadra di Sarri di ritrovare un gol su azione che mancava da tempo immemore e, infine, ha spazzato via tutti i cattivi pensieri della vigilia facendo rivedere alla squadra uno squarcio di sereno all'orizzonte.