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Finalmente Eriksen! Diciamoci la verità quasi la totalità degli interisti lo ha sempre amato, senza un particolare perché calcistico in maglia nerazzurra, ma semplicemente per la sua storia inglese e per il suo modo di fare da gran signore che riflette la sua classe in campo. 

Fino ad oggi in un anno la sua storia con l’Inter non era decollata, poche presenze, qualche lampo di classe e luce nel buio, qualche gol e alcuni assist ma niente che potesse rimanere indelebile nella memoria dei tifosi. 

Una delusione se pensiamo alle aspettative che il danese ha portato arrivando a Milano un anno fa. 

È sbarcato ad Appiano da top player soffiato alla concorrenza delle grandi d’Europa. Eriksen aveva scelto l’Inter e l’Inter era pronta a coccolarselo lustrandosi gli occhi in attesa delle sue giocate da maestro.

Purtroppo per noi, per lui e per la squadra la storia si è sviluppata in maniera differente e, se volete, inaspettata. Christian non si ambienta, non con i compagni con cui va d’accordissimo, ma con il modo di giocare che si pratica in Serie A. Stenta, realizza qualche gol nelle coppe, uno solo in campionato contro il Brescia e via via perde posizioni nelle gerarchie di Conte che non riesce a vedere in lui un prospetto funzionale al progetto. Incredibile se pensiamo al valore assoluto del giocatore. In Premier (ad oggi campionato più bello e ricco del mondo) era considerato un top e le statistiche in gol e assist parlavano per lui. In Serie A Eriksen sembrava essersi trasformato da cigno in brutto anatroccolo. 
Sembrava tutto perduto perché il danese era eccome sul mercato, Marotta lo ha dichiarato a mezzo stampa davanti ai microfoni nei pre partita:” troveremo una soluzione per accontentare il ragazzo che non è funzionale al progetto tecnico”.

Eriksen era fuori, aveva già svestito la maglia dell’Inter in quella che sarebbe stata una delle più grandi delusioni della storia di un giocatore in nerazzurro. 

I tifosi erano arrabbiati, tristi per non aver avuto la possibilità di vedere sbocciare il talento del danese a San Siro, di non aver potuto applaudire alle sue giocate ed erano assolutamente dispiaciuti di non aver assistito a una sua giocata decisiva in un big match, quella per cui dire: “oh ecco Eriksen!”.

Ma lo sappiamo la vita è piena di sorprese e quando meno te lo aspetti è lì a regalarti l’inaspettato. In condizioni normali probabilmente Eriksen non sarebbe nemmeno entrato in campo, ma i compagni erano stanchi e lui poteva accendere la luce da metà campo anche solo con un lancio millimetrico o un assist dei suoi. Ma il destino aveva in serbo per lui e per i tifosi qualcosa di meglio, di più grande. Il nuovo acquisto del Milan Meite, schierato da Pioli trequartista, nella posizione non sua ma di Eriksen, commette un fallo al limite dell’area su Lautaro: è la palla del destino, quella di Christian. La parabola è perfetta, angelica, la traiettoria è telecomandata dal cielo, la palla morbida accarezza la rete e le facce dei compagni di Christian si trasformano in espressione mista tra gioia e incredulità. Sembrava non dovesse più accadere, Eriksen forse è sbocciato, forse si è preso quello che era già suo ma che doveva ancora trovare. Si è preso il derby, la qualificazione, la luce del riflettore e magari anche il cuore di Conte, perché quello degli interisti lo aveva già conquistato al “ciao”.