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L’attesa per il primo match dell’Inter del nuovo campionato post covid era alta, molto alta. Diciamocela tutta, questo Inter-Sampdoria era entrata un pò nel mito, sembrava quasi non esistere per davvero. Insomma quante volte si sarebbe dovuta giocare?Quante date ha avuto? In realtà nessuna data, sembrava che questo match non avesse importanza, si doveva giocare, si doveva recuperare ma chissà perché nessuno si preoccupava del quando, nessuno la nominava. 

Eppure per Conte e per l’Inter questi 90 minuti rappresentavano un vero e proprio dentro-fuori dal campionato. La vittoria di ieri ha portato i nerazzurri a + 12 sulla Roma quinta e a -6 dalla vetta restituendo quindi alla squadra quantomeno la speranza di poter rientrare nella lotta tricolore ed di intromettersi nella baruffa tra Lazio e Juventus.

Ci eravamo già accorti contro il Napoli di come l’Inter fisicamente fosse a posto. Contro la Sampdoria il primo tempo della squadra nerazzurra è stato spettacolo puro. I due davanti sono tornati a fare gol, a donare magie, una rete a testa condita da numeri da circo hanno portato la squadra di Conte sul 2-0 con la sensazione dei 3 punti in tasca dopo soli 45 minuti.

Ma una partita di calcio gira su un episodio che può ribaltare spesso la situazione. Ne sappiamo qualcosa, quest’anno ci è successo spesso.

Il gol della Sampdoria per fortuna non ha, alla fine, influito sul risultato finale ma Conte dovrà lavorare ancora sulla tenuta psicofisica della squadra che ad oggi risulta il vero punto debole nerazzurro.

Il 2-0 maturato nel primo tempo però non è racchiuso solo nei gol dei due davanti. Appena dietro a loro infatti agiva il “mago” Eriksen. Oggi stranamente non sento più le voci di chi dopo 20 giorni e 6 partite lo etichettava come un bidone. Ma come si può fare un’analisi così superficiale di un giocatore così forte e affermato? I casi sono molteplici: incompetenza, rosicamento o cattiveria.
Eriksen ieri ha incantato San Siro con numeri di prima qualità e visione di gioco da fuoriclasse.
Il gol di Lukaku arriva dopo un suo tocco in corsa di prima, c’è poi il gol annullato, qualche tiro in porta e una gestione del pallone in mezzo al campo da leccarsi le dita. Eriksen è un giocatore capace di accendere la luce, di gestire un risultato e magari di decidere una partita con qualche gol o con uno dei suoi formidabili assist. 

Non c’è voluto molto per capire che ormai è entrato nel meccanismo Inter, nel pensiero Conte. Contro il Napoli ne avevamo già avuto la prova confermata ieri nel recupero di campionato.

Ora attendo il recupero di Brozovic. Qualcuno ha detto che senza il croato Eriksen può giocare meglio. Ecco io credo sia l’esatto opposto, credo che insieme quei due sarebbero uno spettacolo, li trovo perfettamente complementari. 

Penso si potrebbe riproporre il caso di due stagioni fa quando Brozo e Rafi insieme fecero arrivare l’Inter di Spalletti in Champions League.

Insomma dopo Lukaku ora Eriksen. Chi critica a prescindere è servito di nuovo. Avanti il prossimo.