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Torino-Spezia alla penultima giornata dell’andata, 12 punti contro 17, propone un interessante passato remoto e soprattutto un durissimo presente. Il passato remoto ci riporta al luglio del 1944, quando la squadra spezzina intitolata ai locali Vigili del Fuoco sconfisse 2 a 1 all’Arena di Milano i granata - già molto abbigliati dal Grande Torino ma prostrati da un tremendo viaggio a Trieste per giocare una partita amichevole comandata dal regime - e, avendo battuto poche ore prima il Venezia, si aggiudicò una sorta di triangolare che si volle persino far valido come scudetto di guerra. Il presente è quello dei liguri mini rivelazione con i 17 punti e con la vittoria nel derby regionale sulla Sampdoria, e soprattutto quello iperteso dei granata penultimi in classifica e ancora digiuni di vittorie sul loro terreno (anche se bisognerebbe rivedere il lessico in tempo di Covid e stadi vuoti: cosa vuole ancora dire giocare in casa?).

Partita dunque e comunque drammaticamente decisiva per il Toro e per il suo allenatore Giampaolo, partita della scelta, carne o pesce, sostanza o fuoco fatuo per gli spezzini. Due tipi di urgenze, difficile dire a priori quale la più valida ai fini del conseguimento del risultato. Specialmente sui granata, poi, anche l’ombra spessa del mercato: già dato via Meité (Milan) con un minimo sindacale di nostalgia,  presso i tifosi del Toro, della sua dribblomania a tratti divertente, oltre che della sua capigliatura aggrovigliata. Alcuni a riposo perché già assegnati ad altre squadre, altri scalpitanti perché vogliono restare al calduccio in cui sono (anche se è bastato a scottarli) o perché avvertono l’arrivo della concorrenza. Spezia con meno complicazioni di questo tipo, Italiano il mister non ha assi veri o finti da lasciar partire, da trattenere o fingere di volerlo fare.

Il 3-5-2 del Torino contro il 4-3-3 dello Spezia. Arbitro Fabbri e via. E dopo 7 minuti Vignali spezzino entra balordo su Murru in una zona neutra di campo, l’arbitro ci pensa, va al Var, ci ripensa, lo espelle. Decisione giusta, il fallaccio c’era tutto, e intanto coraggiosa, così all’alba del match. E comincia l’incubo del Toro che non ce la fa neanche con l’uomo in più e cominciano la trasformazione, la levitazione dello Spezia che progressivamente crede nel miracolo e perviene ad esso, anche se miracolo non è a tutto tondo, visto l’enorme concorso dei granata tesi a creare il nulla e casomai a disfare anche il niente.

Primi 45’ sintetizzabili così: in undici contro dieci i giocatori del Torino non hanno mai, dicesi mai, tirato in porta. Quelli dello Spezia hanno impegnato due volte Sirigu in pochi secondi al 35’ con Gyasi e Piccoli, costringendolo a fare il paratutto. Prima, al 18’, un finto gol granata di Singo con fuorigioco mostruoso e dopo mischia alla Ridolini. Roba persino imbarazzante, pensieri tristi e per il calcio tutto, pensieri di neghittosità voluta, quasi esposta. Senza colpe degli spezzini, anzi: quasi quasi potrebbero lamentarsi per eccesso zavorrante di errori dei loro avversari, per le troppe palle avute in regalo col problema di gestirle in inferiorità numerica, quando si rischia il contropiede se soltanto si va un po’ troppo avanti. Spezzini che da tifare perché almeno vivono e fanno vivere una abbozzo di confronto, mentre il Torino sembra intento a ridurre la partita aduna rassegna di errori, di orrori.

Niente ma niente altro, nel senso di Spezia sempre ma sempre superiore in manovra e precisione e aggressività e possesso palla e lucidità, ma intanto superiore ad un’accolta di zombi. Taccuino vuoto e pensiero reverente al maestro Liedholm il quale sosteneva che in certe partite giocare con uno in meno è un vantaggio sul piano dell’apertura di spazi di manovra, Ma era Liedholm, perbacco.

Comunque al 9’ della ripresa primo squillo granata: rasoterra di Verdi deviato in angolo, ma forse la palla sarebbe uscita anche senza il tocco del portiere spezzino. Verdi impegnato in una raccolta personale di fuorigioco, Zaza che entra ed è il se stesso confusionario e quasi nullo di troppi incontri. Cambi su cambi, Sirugu che para ancora eccome, Marchizza spezzino che spreca il gol dei gol sparando alto, Gianpaolo che sfodera occhioni basedowiani, giocatori granata che ridono speriamo di se stessi, giocatori spezzini che si fanno scorrere addosso serenamente bene anche i 4' di assolutamente non drammatico recupero, con calma e sicurezza. E questo anche se al 90’ Ansaldi subentrato ha mandato il pallone a scheggiare il palo basso della porta spezzina generando questo pensiero negli sportivi di buona volontà: ennò, il gol, quel gol in quel momento non sarebbe stato giusto.

E adesso chissà. Nel Toro Giampaolo out dopo un intero girone senza vittoria interne? E tranquillante a dosi enormi a quelli dello Spezia perché evitino un’altra ebbrezza di giocare in dieci contro undici? Intanto il proverbio va aggiustato: un punto per uno fa male a qualcuno.

P.S: attenzione, un lungo articolo su una partita del Toro senza mai nominare Belotti, che pure c'era, si è battuto e non ha neanche preso più botte del solito. Meditate, esperti di calcio, meditate.





IL TABELLINO

Torino (3-5-2): Sirigu; Izzo (46' Zaza), Bremer, Buongiorno (46' Lyanco); Singo, Lukic, Segre, Linetty, Murru (72' Ansaldi); Verdi (76' Gojak), Belotti. All. Giampaolo

Spezia (4-3-3): Provedel; Vignali, Terzi, Chabot, Marchizza (81' Ramos); Maggiore (87' Erlic), Agoumé, Pobega (87' Deiola); Gyasi, Piccoli (87' Galabinov), Farias (20' Estevez).All. Italiano

Ammoniti: Pobega (S), Verde (S, dalla panchina), Lyanco (T), Marchizza (S), Gyasi (S), Linetty (T)

Espulsi: Vignali per rosso diretto dopo revisione al Var.