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Il popolo palestinese si riscopre sorridente e per un intero pomeriggio si mette alle spalle tutti i problemi che, dall'inizio dell'infinito conflitto israelo-palestinese, ha sofferto. Una storia che dura da oltre mezzo secolo con guerre, insediamenti, povertà, morte e sofferenze, una storia che non avrà mai un vincitore né un vinto perché rimarranno fiumi di sangue versati, vite sconvolte ed un'abissale differenza di modus vivendi che al momento, anche se in un periodo piuttosto tranquillo, rimane incolmabile.

Il calcio in questo cosa c'entra? Poco e niente se non fosse che è veramente il caso di dire che tutto il mondo è paese e se in Italia si vive di calcio, nel West Bank non si scherza. Ramallah, Hebron, Bethlemme, Dura ed in tutte le altre città dell'Area A, quindi della zona a dominio palestinese ma con un numero incredibile di insediamenti israeliani, la popolazione è divisa in due, questa volta in una sana e incredibile rivalità calcistica: tifosi del Barcellona e quelli del Real Madrid.

Quando si gioca il Clasico di Spagna ci si ritrova tutti insieme, da chi ha la fortuna di poterlo vedere, per tifare una delle due squadre e i negozi smettono di lavorare per 90 minuti perché c'è la partita. Quando si muove quella sfera e ci sono Messi con Iniesta da una parte e Cristiano Ronaldo ed Ozil dall'altra tutto sembra normale.

La Palestina ha un cuore pulsante che, nonostante tutto, resiste e combatte, la povertà nelle periferie delle città più importanti è incredibile, mette quasi i brividi solo il pensiero di dover abitare in delle 'lamieropoli', in alcuni posti senza acqua corrente e senza elettricità, sfruttando un rachitico bestiame per avere del latte da bere o del cibo da mangiare.

La giornata di sabato inizia presto, le autorità palestinesi sono in fibrillazione già dalla sera prima quando in una conviviale cena post Ramadan, incontriamo Jibril Rajuob, ministro dello sport e presidente della Federazione Calcistica della Palestina, ex braccio destro di Yasser Arafat, che ci accoglie con un divertente: "Non c'è tempo per le presentazioni, qui abbiamo fame, non mangiamo da tutto il giorno". Il sindacalista dei giornalisti ci riempie il piatto di: pollo al forno, pollo fritto, pesce, tre tipi di riso e polpette ma "Alt!" prima di iniziare: "Mangiate il dattero, è di buon augurio". 

Il tempo di realizzare che quel cibo non entrerà mai tutto nel mio stomaco e la tavolata si smembra, rimango con altri due colleghi a tavola non capendo cosa stia accadendo, ci guardiamo basiti pensando a che tipo di accoglienza ci sia stata riservata e voltandoci verso il salone scopriamo che è il momento della preghiera: tappeti a terra, ed anche le autorità si ritrovano in ginocchio.

"Quella di domani sarà una giornata incredibile per il popolo palestinese, la stiamo preparando da sei mesi. I contatti con il presidente del Barcellona sono stati tanti e da sempre la loro disponibilità nel regalare ai nostri cittadini questa grande gioia è stata evidente". Non trasmette particolari emozioni, Rajuob, ma il suo cuore è colmo di emozione ed orgoglio quando dice: "Sstiamo facendo un pezzo di storia, il popolo palestinese ed il calcio medio orientale ricorderà per sempre la giornata di domani". 

Alle 17.30 è previsto l'arrivo del Barcellona alla Chiesa della Natività di Betlemme, transenne e polizia ovunque che cerca di mantenere la calma tra la folla in visibilio. Centinaia di piccoli Messi sbucano da ogni parte, si arrampicano su delle pericolosissime ringhiere affilate ed appuntite, sciarpe e bandiere blaugrana compongono la cornice che unisce il Sacro della Chiesa costruita intorno al luogo della nascita di Gesù al profano del Barcellona che verrà ospitato.

Il primo ad arrivare e ad essere accolto con urla e cori è però Mohammad Assaf, il vincitore di 'Arab Idol'. Un 22 enne palestinese che con la sua straordinaria voce il suo sorriso e la sua storia ha commosso tutti. Il cantante di origini libiche ma con genitori palestinesi è un simbolo di speranza e di vittoria che dal campo profughi di Khan Younis, nella striscia di Gaza, è arrivato a Beirut, capitale del Libano, ed ha vinto il 'Talent Show' scrivendo una pagina di storia del popolo arabo.

Il clima è già caldo, complice il sole e la temperatura che sale con l'arrivo dell'idolo. Dieci minuti dopo è il turno del Barcellona, che sfila a cinquanta metri dalla zona transennata ed entra in visita nella Chiesa della Natività. Una volta usciti dal luogo Sacro i giocatori scattano qualche foto di rito salutano i mille presenti e scappano nel pullman che scortato si dirige allo stadio di Dura.

Nell'impianto il protagonista è ancora Assaf che canta le sue canzoni più popolari: gli mettono al collo la Kefiah, simbolo del patriottismo palestinese, e la gente sugli spalti canta e balla. Il giovane è l'apripista e alla serata in uno stadio stracolmo di sorrisi, felicità tante maglie blaugrana ed anche qualcuna del Madrid.

Arriva il Barcellona e la gente impazzisce, i fortunati bambini selezionati entrano mano nella mano con Messi, Neymar, Iniesta e tutti gli altri. Dani Alves è quello che sembra più a suo agio, ride e scherza con i ragazzini, li prende in braccio e li bacia, Pique non è da meno. Per dieci minuti, probabilmente i più belli della propria vita, i piccoli giocano con i campioni.

Il Barça completa l'allenamento con stretching ed un esercizio con il pallone, poi l'assalto di chi riesce ad eludere la sicurezza per avere una foto, un autografo o la maglia. Raggiungiamo Leo Messi che ai microfoni di Calciomercato.com dichiara: "Sono felice di essere qui, mi auguro che presto arrivi la pace". Poi è il turno di Dani Alves: "C'è grande entusiasmo intorno a noi, è il minimo che potessimo fare. È emozionante trovarsi qui noi siamo un veicolo di felicità per chi soffre".

I giocatori rientrano nello spogliatoio la festa è finita, anzi no, ricompare Assaf: ancora qualche canzone poi lo stadio si svuota, la gente attende l'uscita dei pullman e qualche saluto da un finestrino.

Un ragazzo arabo si avvicina e in inglese mi dice: "Questo è il giorno più bello della mia vita, non lo dimenticherò mai, solo la nostra libertà potrà regalarmi una gioia così grande".  

Rimango senza parole e lo abbraccio. Non avevo nulla da dire.