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Un gol e due assist al Santiago Bernabeu, con una prestazione 'galactica’. Nel successo storico dell’Ajax sul Real Madrid a brillare è la stella di Dusan Tadic. Il serbo ha trascinato a suo modo, con tecnica e fantasia attraverso giocate d’altissima qualità, i Lancieri verso una clamorosa qualificazione ai quarti di finale, ribaltando l’1-2 dell’andata. Un talento abituato ad accendersi a intermittenza – caratteristica che gli ha impedito fino ad ora di raggiungere i massimi livelli - che sembra aver trovato il suo Eden all’Ajax, dove sposa perfettamente l’idea di calcio promossa da anni dal club di Amsterdam.

TEORIA - Un calcio "free". Tadic ha sempre avuto le idee chiare sul tipo di filosofia di gioco che ama. Pochi mesi dopo il suo arrivo al Southampton, nel 2014, il serbo ha rilasciato un’intervista al Guardian in cui ha parlato del suo modo di intendere il calcio: “In campo voglio sentirmi libero. Ogni calciatore può dare il suo meglio solo se è libero di esprimersi. Agli allenatori in Serbia piace che tu combatta. Solo questo, nient’altro. A volte mi dicevano dove giocare, ma non potevano dirmi cosa fare in mezzo al campo: lì sono io a decidere". Una dichiarazione d'indipendenza che rappresenta perfettamente un calciatore straordinario ma poco incline alle direttive tattiche.

CARRIERA - Nato a Backa Topola, Tadic muove i primi passi nella formazione locale prima di trasferirsi al Vojvodina. A 18 anni e 6 giorni esordisce in prima squadra nella sfida contro il Partizan, a Belgrado, mentre nel 2010 si trasferisce in Olanda, al Groningen. L’impatto in Eredivisie è ottimo e dopo due stagioni passa al Twente: qui colleziona 32 reti e 36 assist in 85 presenze e cattura l’attenzione di Koeman che, dopo aver fallito il tentativo di portarlo al Feyenoord, ci riprova (con esito positivo) al Southampton e lo acquista per circa 14 milioni di euro. Quattro stagioni da protagonista con la maglia dei Saints, prima di decidere la scorsa estate di tornare in Olanda, questa volta all’Ajax

ALLENATORI - “Koeman? Gli allenatori olandesi hanno una filosofia offensiva. Vogliono dominare il gioco e vogliono battere ogni avversario con il loro gioco e il risultato”. La teoria del calcio libero è una costante della carriera di Dusan Tadic, che non ha mai risparmiato critiche ed elogi ai suoi allenatori. Nel 2015, il serbo ha attaccato apertamente il suo tecnico dopo il ko contro il Midtjylland: “Abbiamo iniziato a giocare troppe palle lunghe e questo non è il nostro stile di gioco. Capisco che a volte si può giocare diversamente, ma conosco questa squadra, e so che ci piace giocare palla a terra”. Non sono, però, mancati gli apprezzamenti, come nel caso di Steve McClaren, definito “un brillante allenatore”, e Pochettino, avversario “con una filosofia offensiva, che vuole sempre vincere dominando gli avversari”. Infine Mark Hughes, allenatore che ha preso il posto di Koeman sulla panchina dei Saints: “Al suo arrivo, abbiamo toccato di più il pallone: esercitazioni, possesso e giochi con la palla. Ci sentiamo molto meglio e dobbiamo ringraziare lui e il suo staff: sta facendo la differenza ed è un grande tecnico”.
 
‘SOLO LONDRA’ - Alla base della decisione di lasciare alla soglia dei 30 anni la Premier League c’è una scelta di vita, oltre che professionale, che il serbo ha raccontato in un’intervista rilasciata ad Andy van der Meyde, ex centrocampista dell’Inter: “Al Southampton ho giocato con continuità per quattro anni. Ho deciso di dire basta e cambiare. Ero stufo dell'Inghilterra, lì c’è solo Londra; l’Olanda è un posto migliore in cui vivere. Poi in Premier, i calciatori offensivi non sono tutelati. Ricordo che dopo ogni partita mettevo il ghiaccio sulle gambe; un giorno dissi ‘al termine della carriera, non voglio vedere più ghiaccio in vita mia’. In Olanda, così come in altri paesi, sei tutelato e se ti toccano è fallo”. Poi la rivelazione: “Avevo offerte molto ricche sia dalla Premier che dall’Italia, ma ho deciso di tornare qui. Amsterdam è la città migliore in cui vivere”. 

ITALIA E NON SOLO - Tadic, che ha già superato il record di reti (16 nelle stagione 2012/13 e 2013/14 con il Twente) con 26 reti e va a caccia di quello di assist (ora è a 16 e insegue il primato di 22 con Groningen nell’annata 2010/11 e Twente in quella 2012/13) era finito nel mirino di Milan e Roma, che nella passata stagione lo hanno seguito da vicino e lo hanno cercato, senza affondare il colpo in estate. Ora sulle sue tracce ci sono Valencia e Bayern Monaco, pronte a darsi battagliarsi per assicurarsi le giocate del mancino di Backa Topola, che illumina il Bernabeu con il suo calcio ‘free’ tutto estro e fantasia.