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Sessantamila, cinquanta, quaranta, trenta. A dire il vero non ci importa. Ci importa esserci stati lì, in Via XX, in Piazza De Ferrari, per le vie della città, la nostra città. C’eravamo proprio tutti, non mancava nessuno. Gente di ogni età; facce, visi, espressioni. Sorrisi e lacrime, di gioia. Gente felice. C’eravamo tutti a festeggiare qualcosa di nostro: l’avverarsi di un sogno. Covato, auspicato, agognato. Un sogno chiamato Champions League, roba che solo a nominarla ti vengono i brividi. Euforia. La passione per la Sampdoria è così: fa venire i brividi. Ci fa gioire, ci fa soffrire, cantare, sventolare, saltare all’unisono, proprio come in questa splendida giornata a tinte blucerchiate. L’attesa, la fiducia, l’apprensione spazzata via dal boato al gol del Pazzo. L’euforia collettiva al triplice fischio, i caroselli, il pullman scoperto, la piazza stracolma. Ore, attimi, flash che non dimenticheremo mai. Festa. Questa squadra - calciatori, mister, staff, dirigenza - avrà sempre un posto d’onore nella memoria di chi ha potuto fare il tifo per lei. E per un momento, il futuro, lasciamolo da parte; lasciamolo a domani. Ora godiamoci la festa. Tutta nostra, solo nostra.