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Oggi iniziano gli Europei. Per aumentare ancora di più l’attesa, già altissima, per la nostra nazionale, la Gazzetta dello Sport ha intervistato quattro ex CT degli Azzurri. Uno di loro è Roberto Donadoni, che fu eliminato dalla Spagna agli ottavi nel 2008

NON CI SONO LIMITI - «Difficile dire dove può arrivare l’Italia, ma il cammino fin qui è stato davvero ottimo. Adesso però è il momento cruciale, quello della resa dei conti. Ci sono davvero nazionali più forti in assoluto e sarà un bel test. Ho visto un buon gruppo, un ottimo spirito di squadra, la sensazione è che questa Italia possa giocarsela con tutte e possa arrivare in alto. Non so dire quanto in alto, ma non ci sono limiti».
IL GRUPPO - «Non mi sembra ci sia un singolo che spicca sugli altri, semplicemente perché è il gruppo l’arma vincente di questa squadra. Se proprio dovessi indicare un nome, be’, non si può negare che Barella sia quello che ha fatto progressi più notevoli. Ha dimostrato temperamento, coraggio, voglia, fisicità. È impressionante. L’importante è che non cambi mai il suo modo di essere e che questo suo contributo sia sempre collaborativo e al servizio della squadra, e non si trasformi in egocentrismo, ma non credo che ci sia questo pericolo».

SUL CT MANCINI - «Mancini è l’allenatore e quindi il primo protagonista. Ha fatto tanto, è il capogruppo, il responsabile nel bene e nel male. Si devono a lui risultati, tipo di gioco, aspettative. Certo, le nazionali sono sempre legate alle annate, al parco giocatori, ma mi sembra che lui abbia fatto tutto molto bene e abbia anche investito sui giovani, lanciandone alcuni di grandi prospettive anche quando altri non ci credevano».