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Simone Pepe, ex calciatore di Roma, Udinese, Juve e nazionale, ha rilasciato un'intervista a Cronache di Spogliatoio. Ecco i passaggi salienti: 

SU ANTONIO CONTE

Conte è l'allenatore più bravo che c'è, questa è la verità: ti dà una preparazione atletica che non ti dà nessuno. Ti chiede tanto, certo, ma quando vai in mezzo al campo sai a memoria cosa devi fare e quando passano, agli avversari ci monti sopra. Davano per morto Pirlo, e invece era più vivo di prima. Presero Vidal e dopo quattro allenamenti dissero: 'Come facciamo a non far giocare questo?'. Dovette cambiare modulo.

Lui conosceva talmente bene l'ambiente per esserci stato da giocare che sapeva quali tasti toccare per tirare fuori il meglio da tutti. Mi rompeva in continuazione prima della partita: 'Vai di là', mi urlava. Io, come detto, scherzavo sempre nel pre-gara. Sono fatto così. Ma tanti necessitavano anche di due ore per trovare la giusta concentrazione. Strillava a me, Pirlo e Buffon: 'Andate nello stanzino se volete parlare o ridere'. Quelli avevano una serenità addosso... infatti Conte mi diceva: 'Ricordati che questi hanno l'interruttore, lo accendono e fanno i fenomeni. Tu no!'. Aveva ragione, ma non ce la facevo. 'Mister, se mi fai stare qui due ore a guardare per terra, quando entro in campo impazzisco'. Ridevamo tanto dentro a questo stanzino dietro alla vasca dell'acqua fredda.

SULLA CHAMPIONS

Il discorso fondamentale di Conte fu quello che venne spiato dalle televisioni. C'erano i microfoni e si inca**o come una bestia. Che poi chissà, magari lo voleva far davvero sentire. Disse cose pesanti che ci diedero una convinzione maestosa. Tevez parlava poco, mi ricordo ancora il discorso prima di Berlino: 'Tanti giocatori sognano di essere nell'altro spogliatoio, ma io sono orgoglioso di far parte di questo. Vamos a ganar'. Non aveva bisogno di tante parole. Lui come Vidal. Dentro lo spogliatoio non parlavano da leader, ma dentro al campo di trascinavano. Ed erano così anche Buffon e Pirlo. 

L'eliminazione con il Galatasaray fu surreale. Ero in Turchia, ma da infortunato. Provammo il giorno prima, ma niente. Dovevamo giocare perché poi c'erano i sorteggi. C'era un fango altissimo, non provai neanche a entrare sul terreno di gioco. Una forzatura che poteva andare bene, come male. Potevano segnare solo così. Quella non fu una partita: pensi 'quanto manca da giocare? speriamo che non accada niente'. Non si giocava a calcio.

Il post-partita della finale di Champions fu una roba che ti distrugge. Sull'1-1 la rimettiamo in piedi dopo tre parate strepitose di Buffon, e ci crediamo. Chissà se quel mezzo fallo da rigore su Pogba... Siamo stati bravi nonostante fossero più forti a restare in gara.

Il giorno prima della finale il Barcellona fece la rifinitura dalle 18 alle 19, e noi dalle 19 alle 20. Quando entrammo all'Olympiastadion loro erano ancora in campo. Salendo le scalette vidi arrivare Iniesta e Messi. Io ero con Buffon e Bonucci. Esclamai: 'Ma che dai, mica son loro! Era piccolini, Iniesta bianco pallido... pensavo fosse un fotomontaggio'. Dissi a Gigi: 'Ma davvero?'. E lui: 'Eh, mo' te lo fanno vedere loro se davvero davvero'.

SUI COMPAGNI / JUVENTUS

Barzagli arrivò per 300mila euro, ci avevo giocato a Palermo ed era forte. In Germania aveva vinto il campionato con Dzeko e Grafite. Dopo due annate a vuoto fece bene per 6 mesi con Delneri. Con Conte fu una roba pazzesca, da lì in poi sovvertì ogni logica.

La bravura della Juventus è stata scegliere Allegri dopo Conte. Il secondo ci aveva chiesto tanto a livello mentale e fisico, il primo portò leggerezza. Questo è stato il passaggio fondamentale. Per noi era totalmente diverso, eri abituato ad andare a 300 all'ora. Ci allenavamo bene, e il motore era già oliato. Un insieme di tante cose lo ha portato a essere la giusta continuazione seppur in modo diverso. 
«Ero seduto su un divanetto all'ingresso di Vinovo e vedo entrare un ragazzo. Era Paul Pogba, insieme al direttore Fabio Paratici. Era il suo primo giorno alla Juventus. Paratici mi presenta: 'Lui è Simone Pepe, è di Roma e gioca qui da 2 anni'. Paul mi guarda e fa: 'A sghi!'. E io: 'Ma come a sghi? Ma questo nun era francese?'. Iniziò a ridere: 'A sghi, te sei de Roma e io allo United ero in squadra con Macheda, che è nato lì. E in campo mi chiamava sempre: 'A sghiii!'.

SUI COMPAGNI / UDINESE

Arrivai a Udine con un'altra dimensione. Mi trovai davanti: Quagliarella, Floro Flores, Paolucci reduce da 6 reti ad Ascoli in Serie A, Di Natale e Gyan Asamoah. Feci il ritiro e parlando con mister Marino, che è stato fondamentale nella mia carriera, mi dissi: 'Simone, qui rischi di non trovare spazio'. Ma io sono testardo e orgoglioso, non avrei mollato quel posto per nessuna ragione al mondo. Ragionai e risposi: 'Ormai è passato un mese di ritiro, mi sono trovato bene con tutti, se io continuo ad allenarmi bene posso ritagliarmi un ruolo?'. Fu nuovamente sincero: 'Per me puoi rimanere, certo, ma rischi di non giocare mai'. Andai contro anche al mio procuratore, ma scelsi di lottare a Udine. Il fatto che volevano mandarmi via mi dava alla testa.

Zero minuti nelle prime giornate, faccio un assist da esterno di destra a Di Natale in Coppa Italia. Io avevo sempre giocato a sinistra, abituato a rientrare. Iniziai a entrare tre minuti, sette minuti e così via. Ma ogni volta che entravo come un disperato: rincorrevo tutto, mi ricordo proprio questa cosa. Rincorrevo la gente come i matti. Arriviamo a Firenze alla decima giornata, Floro Flores voleva giocare centrale e lo stesso Quagliarella. Complice qualche infortunio, prima della partita mi si avvicina il mister e mi fa: 'Adesso voglio vedere quanta polvere da sparo hai'. E io lo provoco: 'E tu prova, poi vedemo'. Non era una mancanza di rispetto, ma un modo per dirgli: 'Sono pronto'. Feci due assist, espellere Pasqual e vincemmo 1-2. Da lì trovai la mia collocazione.

DI NATALE - Tecnicamente non secondo ai campioni. La differenza è che lui è sempre rimasto a Udine, ma non era secondo a Del Piero o altri dal punto di vista tecnico. Se ti prendi un'ora di tempo e guardi i suoi gol... capisci che non sto scherzando. Il gol alla Reggina che ha fatto a Campagnolo...
Quando andai alla Juventus, l'anno dopo Paratici mi chiese: 'Ma secondo te Totò ci viene qui?'. Gli feci uno squillo, ma mi rispose che aveva fatto una scelta di vita rimanendo a Udine. Ha preferito essere unico in quella squadra piuttosto che uno dei tanti in quella squadra.

Sanchez era un torellino, arrivò come bambino. La cultura sudamericana è diversa dalla nostra, anche durante l'allenamento sembra che vogliano prenderti in giro. Ma è il loro modo di essere, anche Vidal era così. Ma anche Pereyra, Tevez e gli altri. Alexis faceva 6 o 7 doppi passi a dribbling, Pasquale gli tirava certi calcioni in allenamento. Ti saltava e ti aspettava, era di un altro livello. Voleva il numero 7, me lo chiese. Gli risposi: 'Ale', ma sgomma vai'. E infatti lo ha preso quando sono andato via. Ha cambiato passo quando dal pensare alla bellezza del gesto passò alla fase concreta. 

HANDANOVIC - Un ragazzo di una serietà devastante. Preciso, permaloso da morire! E un portiere strepitoso: faceva delle uscite basse che cappottava la gente. Io ho sempre fatto scherzi, ma a lui no: era alto 2 metri!

SUL MONDIALE 2010

Rischiai di andare anche a Euro 2008. C'era Camoranesi nella fase finale della carriera e Donadoni mi preallertò: 'Ti osservo'. Ma tra me e Camoranesi non c'era paragone. Quello che gli ho visto fare, l'ho visto fare a pochi. Se stava bene Mauro, io al massimo potevo andare a fare il tifo all'Europeo (ride, ndr).

Al Mondiale mi sono mangiato un gol all'ultimo contro la Slovacchia, è vero. Ma a livello personale non feci un brutto Mondiale: contro il Paraguay feci una buona partita, contro la Nuova Zelanda non so perché venni sostituito all'intervallo.

Sono sempre stato uno che scherzava prima della partita. Ero così di carattere. La prima e unica volta che ho sentito la pressione prima della gara è stato l'esordio al Mondiale contro il Paraguay. Entrai e dissi: 'Ca**o, qui si fa sul serio'. E poi ricordo il silenzio assoluto dopo l'eliminazione. Venti minuti di niente. Non c'è stato nervosismo, ma in quel lasso di tempo ci fu un silenzio totale. Chi seduto, chi dentro ai bagni: un momento di sconforto clamoroso. Non si è mosso nessuno.