Almeno dodici minuti senza essere soccorso. Ammanettato, con le braccia dietro la schiena e la pancia a terra. Dodici lunghissimi minuti in cui nessuno — non i carabinieri che lo avevano ammanettato, non i volontari della Croce Rossa — si è reso conto che Riccardo Magherini, l’ex calciatore di 39 anni in preda a uno stato di agitazione provocato probabilmente dalla cocaina, stava morendo. È questa la ricostruzione degli investigatori nella relazione consegnata al pm Luigi Bocciolini che, una volta ricevuto l’esito dell’autopsia, dovrà tirare le fila di un’indagine complessa che vede 11 persone indagate (4 carabinieri, 3 volontari della Croce Rossa, un medico, un infermiere e 2 operatori del 118). Un lavoro enorme, quello svolto da polizia e carabinieri della sezione di polizia giudiziaria che, scrive il quotidiano Il Corriere fiorentino, per tre mesi hanno lavorato senza sosta.
Dalla notte del 3 marzo, quando Riccardo è morto in strada a San Frediano, fino a oggi, sono state ascoltate quasi 80 persone (94 i verbali agli atti dell’inchiesta ma qualcuno è stato sentito più di una volta), altri sono stati rintracciati suonando i campanelli delle case affacciate su Borgo San Frediano. Quella notte c’erano 20 persone affacciate alle finestre e 8 in strada. Sono stati acquisiti i tabulati del 112, 113, 118 e ci sono due video registrati dalle finestre (uno è senza immagini, l’altro è più chiaro) in cui si sentono urla e voci. Di queste testimonianze tre sono state verbalizzate dai carabinieri di Borgognissanti la notte della tragedia e due dall’avvocato Luca Bisori che ha assistito la famiglia Magherini all’inizio, prima dell’arrivo dell’avvocato Fabio Anselmo. Alla fine gli investigatori hanno realizzato, minuto dopo minuto, la «fotografia» di quella notte maledetta.