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La seconda sconfitta di Ancelotti alla guida dell’Everton avviene nel derby con il Liverpool (1-0) e costa l’eliminazione al terzo turno della Coppa d’Inghilterra. La morale della partita è semplice: anche le riserve dei Reds (Klopp ne ha cambiati nove, diventati dieci con l’uscita dell’infortunato Milner dopo neppure dieci minuti) sono più forti dei titolari dell’Everton. 



Ancelotti aveva fiutato la possibilità di qualificazione e se l’è giocata a organico pieno, azzardando perfino un 4-2-4 dal 63’, quando ancora il risultato era sullo 0-0. Alla fine restano un’occasione sprecata e qualche rimpianto, soprattutto per un primo tempo giocato meglio degli avversari e chiuso senza gol solo per almeno tre interventi risolutivi di Adrian.

La ripresa è stata più equilibrata, ma quando tutto sembrava portare al pari e, dunque, alla ripetizione del derby, questa volta in casa dell’Everton, Curtis Jones, classe 2001, ha scambiato sullo stretto con Origi e poi si è inventato un pallonetto di destro che ha beffato Pickford, forse un passo avanti rispetto alla posizione corretta. Comunque ha potuto più la prodezza del ragazzino che l’eventuale errore del nazionale inglese. 

Quando Jones ha segnato mancavano solo diciannove minuti alla fine e si è capito subito che la partita era decisa. Un po’ perchè il gol è stato come un pugno nello stomaco dell’Everton, molto perché la squadra di Ancelotti non ripartiva più come nel primo tempo. Walcott, che ha fatto un primo tempo strabiliante, è stato piegato dalla stanchezza (sostituito da Bernard nel finale), mentre Calvert Lewin non ha ricevuto beneficio dal precedente ingresso in campo di Kean (per Coleman). L’ex juventino ha avuto proprio all’ultimo sul piede la palla del possibile pareggio, ma ha scagliato alto in precario equilibrio.

Le occasioni vere l’Everton le ha avute nel primo tempo, cominciato con grande aggressività e un atteggiamento altamente positivo. In mezzora gli uomini di Ancelotti hanno costruito quattro situazioni di possibile vantaggio. Ma prima il portiere Adrian ha salvato di piede su Calvert Lewin, poi ha respinto con il corpo un colpo di testa a botta sicura di Holgate (punizione cross di Sigurdsson), infine sempre di piede si è opposto su girata dello sventato Richarlison (su quell’assist di Walcott non avrebbe dovuto sbagliare). Se a questo aggiungiamo che Calvert-Lewin non è riuscito a deviare di testa il cross del solito Walcott abbiamo un quadro completo dell’estrema pericolosità dell’Everton. 

Dall’altra parte, Pickford ha deviato un tiro di Origi solo al 41’, ma nel caso fosse entrato, il gol sarebbe stato annullato per fuorigioco di rientro dello stesso Origi.

Nel Liverpool ha esordito Minamino (sostituito al 70’ da Oxlade Chamberlain) e la sua prova è stato tutt’altro che esaltante. Klopp lo ha impiegato sia come finto centravanti (talmente finto da non essere mai notato) che a destra nel tridente offensivo (qualche iniziativa c’è stata). Ma se penso a chi deve contendere il posto faccio fatica a considerarlo competitivo con i titolari.

L’Everton è calato molto nel secondo tempo e la mancanza è stata fisico-atletica. Un minuto prima del gol, sempre Origi, ha chiamato ad un intervento Pickford, ma la sfida era in stallo e l’avrebbe potuta schiodare solo una prodezza. Che poi sia arrivata da un ragazzo dell’Academy è solo un segno della grande organizzazione del settore giovanile del Liverpool.

Peccato per Carlo. Non avrebbe meritato di perdere, ma qualcosa alla sua squadra manca. Tanto per capirci, questo Everton è molto più debole del Napoli. Perciò ci sarà da lavorare a lungo e senza risparmio di energie.