36
Leggi Sinner e pensi a Djokovic. Anzi, c'è di più: "Jannik assomiglia al serbo, ma con una velocità di palla che rispecchia il tennis del futuro". Ne è convinto Thomas Fabbiano, ex numero 70 ora impegnato nell'Atp di Cagliari (domani sfiderà Cecchinato) ma in passato compagno di allenamenti di Sinnero per molto tempo sotto l'occhio attento del loro allenatore Riccardo Piatti. Thomas ha raggiunto due volte il terzo turno a Wimbledon battendo tennisti del livello di Tsitsipas e Wawrinka, e negli US Open del 2019 ha sconfitto Thiem, che l'anno successivo avrebbe vinto il torneo. A poche ore dalla finale di Sinner nel Martes 1000 di Miami (in programma alle 19), nella nostra intervista Fabbiano racconta segreti e curiosità di Jannik.

Vi siete allenati per molto tempo insieme, si aspettava di vederlo così in alto?
"Sinceramente sì, non mi aspettavo che potesse fare una scalata così veloce ma immaginavo che avesse tutte le carte per diventare un giocatore di altissimo livello". 

Ci racconta un aneddoto durante i vostri allenamenti insieme?
"Nel 2018 ho fatto la preparazione invernale a Bordighera insieme a lui e un giorno abbiamo fatto un set di allenamento: ho vinto 6-4, ma rosicavo perché avevo lottato così duramente con un ragazzino di 17 anni. Qualche mese più tardi ho capito la forza di quel ragazzo".

Vi siete sentiti dopo la semifinale? 
"No, ma abbiamo un bel rapporto e quando lo incontrerò gli farò sicuramente i complimenti per il risultato di Miami, indipendentemente da come andrà a finire. Lo reputo un bravissimo ragazzo".

C'è chi dice che sia il giovane italiano più forte di sempre.
"Fino a qualche tempo fa poteva essere una cosa soggettiva, ora inizia a esserci poco da discutere. I risultati parlano chiaro". 

Qual è il suo punto di forza?
"Oltre alla facilità nel colpire la palla, credo siano soprattutto due: la mentalità con la quale affronta tutte le tappe del percorso, e il team che c'è dietro di lui, che durante il processo lo ha fatto sbagliare il meno possibile e gli ha dato e fatto sviluppare tutti gli elementi di cui avrà bisogno in futuro".
E la caratteristica dove deve ancora migliorare?
"La cosa più bella è che, per sua fortuna e di tutti gli italiani, ha grossi margini di miglioramento in tutto: dal servizio al gioco di volo, passando dalla crescita dal punto di vista fisico".

A che livello può arrivare?
"Nessuno lo può dire per certo, ma non credo gli si possa precludere qualsiasi traguardo. È giusto che tutti noi e lui, per primo, ce lo immaginiamo ad alzare i trofei più importanti".

A chi assomiglia?
"A Novak Djokovic ma con una velocità di palla che rispecchia il tennis del futuro".

Per lui è la prima finale in un Masters 1000. Cosa passa nella testa di un tennista in questi momenti?
"Non lo so, non ne ho ancora giocata una. Quando succederà vi farò sapere. Scherzi a parte, sicuramente ci sarà grandissima tensione da parte di entrambi e la spunterà chi nella tensione riuscirà a vincere i punti importanti".

Vedrà la finale contro Hurkacz?
"Se non mi starò allenando e potrò, sicuramente. Sono incuriosito nel vedere come affronterà questa finale".

Che sfida dobbiamo aspettarci?
"Sarà una partita in cui ci sarà tantissima tensione perché sanno entrambi che dall’altra parte del campo non c’è uno dei big attuali. Sono curioso di vedere come serviranno e credo possa essere l’arma che deciderà l’incontro".