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Che l'aria sia cambiata, dalle parti di Appiano Gentile, è fuori discussione. Antonio Conte ha (ri)portato entusiasmo, fame e ha dato una nuova forma all'Inter, concreta e vera antagonista della Juve nella corsa scudetto. Tra le questioni da migliorare, tuttavia, c'è quella difesa a tre, marchio di fabbrica del tecnico salentino, che lascia ancora alcuni dubbi. Oltre a Skriniar, a convincere poco è anche Diego Godin. Nelle dieci presenze stagionali, infatti, il possente difenore uruguaiano ha mostrato incertezze e lacune

SEGNI ROSSI - Per l'ex Atletico ci sono diverse attenuanti: innanzitutto la novità tattica, per un giocatore abituato per anni a giocare in una difesa a quattro. A ciò si aggiunge l'infortunio che lo ha costretto a saltare l'esordio stagionale con il Lecce. Eppure, se si escludono una scarsa manciata di partite - specie il derby e la gara contro l'Udinese - il rendimento di Diego è sottotono. Basta riavvolgere il nastro della stagione per accorgersene: Karamoh gli ha fatto girare la testa a San Siro, punendo due suoi errori con altrettanti gol. Scena simile si è vista al Camp Nou, dove si è perso Suarez; e a Dortmund, dove Hakimi e Brandt hanno sfruttato in maniera letale due sue leggerezze

RESTA LEADER - Già, Dortmund. Uno dei momenti più difficili della stagione, con l'indiavolato Borussia capace di mettere ko i nerazzurri nel secondo tempo. Proprio lo scenario in cui l'esperienza e il carisma di Diego sarebbero dovuti balzare in prima linea. Non è successo, ma per l'Inter resta un pilastro. Lo ha confermato anche Conte in uno dei suoi sfoghi, sottolineandone la leadership. La stessa che lo accompgna in nazionale, dove invece resta impeccabile. Diego non si ferma, lavora a testa bassa: "C'è molta differenza tra la difesa a tre e a quattro" ha spiegato. "Ma io continuo a lavorare, cerco di adattarmi". In attesa di vedere il vero Godin.