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Impossibile nascondere l'emozione. La voce di Loredana, mamma affidataria di Musa Juwara, è piena di gioia quando ripercorre l'album dei ricordi che la lega all'attaccante del Bologna che ieri ha avviato la  rimonta del Bologna contro l'Inter. Un gol speciale, un gol pesante. "L'ho sentito contento" racconta Loredana Bruno a Calciomercato.com. Lei, avvocatessa di Potenza, che nel 2016 decise di adottare il piccolo Musa. La sua storia parte da lontano, da Tujereng, piccolo villaggio di 5.646 abitanti in Gambia, dove nasce nel giorno di Santo Stefano del 2001. Dal Gambia si trasferisce in Senegal insieme al fratello, prima di tentare il viaggio della speranza passando il Mediterraneo.

ACCOGLIENZA - Musa non sa nuotare, il viaggio è costoso: a finanziare la traversata è il lavoro del fratello nei campi. In Sicilia lo accoglie la Croce Rossa nel giugno del 2016, quando ha ancora 15 anni. Juwara è solo, viene mandato in un centro d'accoglienza in provincia di Potenza. A legare passato e presente, patria e nuova vita è il pallone, sinonimo di speranza e strumento tanto semplice quanto mai banale. Prosegue Loredana: "Qui alcuni ragazzi lo invitano a giocare nella Virtus Avigliano, dove allenava mio marito (Vitantonio Summa, ndr). È così che, anziché lasciarlo in strada, lo hanno aiutato facendolo giocare a calcio". Musa entra a far parte della squadra, ma dopo due stagioni sorge un problema: il regolamento della FIGC vieta il tesseramento ai minori extracomunitari non  accompagnati. "Decisivo è stato il ricorso d'urgenza al Tribunale di Potenza, senza il quale non poteva giocare" ricorda la mamma affidataria, che racconta: "Quando è arrivato aveva problemi di lingua: lui si sforzava con l'italiano, io mi sono sforzata con un corso di inglese. La prima e unica richiesta che mi fece è stata la scuola. Sapeva bene che ogni strada, calcistica e non, dev'essere accompagnata dalla cultura". E così Musa scopre i banchi di scuola alle medie: Loredana e Vitantonio diventano i suoi genitori affidatari, per lui inizia una vera carriera calcistica.
SCALATA - Nel novembre 2016, dopo qualche provino con Inter e Juve, passa al Chievo, prima di una breve parentesi in prestito al Torino. La retrocessione dei clivensi, lo scorso anno, gli apre le porte del  Bologna, dove Walter Sabatini fiuta l'affare. L'inserimento in Primavera prima, le convocazioni di Mihajlovic in prima squadra poi. Ieri la gioia più grande, il gol di San Siro festeggiato con un urlo liberatorio che unisce un passato lungo e particolare. "Non sono un'appassionata di calcio, ma in casa tutti masticano il pallone. Ieri è stata probabilmente la prima partita che non ho visto, mi hanno detto che forse sono io che porto sfortuna (ride, ndr). Ho scoperto del gol grazie a telefonate e messaggi, ero molto felice". E Musa? "È entusiasta da morire, sa che deve stare attento a questi riflettori. Ma vive in modo semplice e sogna di poter tornare a trovare la sua famiglia d'origine in Africa, con la quale mantiene ancora un contatto". Storie di calcio ricche di  significato e significati. Storie di ragazzi, pronti a diventare uomini. Grazie al pallone e non solo