Un anno fa di questi tempi, Felipe Melo lasciava l'Italia per ritornare in patria e spendere gli ultimi spiccioli di una carriera piuttosto deludente. Il brasiliano infatti non è uno di quei giocatori che si è guadagnato la sua immortalità calcistica, e se lo ha fatto, non è sicuramente per qualcosa di positivo, ma al contrario per dei veri e propri disastri, visto che anche lui come tutti i protagonisti di questa rubrica, almeno all'inizio aveva illuso più di qualcuno e sembrava promettere bene.

La parabola di Felipe Melo si riassume perfettamente nella partita che si disputò il 2 Luglio del 2010 ai mondiali del Sud Africa, tra Brasile e Olanda. Una partita che gli costò l'ingloriosa iscrizione al libro nero delle vergogne calcistiche verdeoro, un libro che vanta tragedie illustri come il Maracanazo, l'Italia 1982, el'1-7 contro la Germania al Mineirao, ma mai un singolo giocatore come invece accadde nel suo caso. E dire che era cominciata alla grande, visto che dopo appena dieci minuti proprio grazie ad un suo strepitoso assist in verticale il Brasile si portava in vantaggio con Robinho; ma sempre lui si rese protagonista prima di un clamoroso autogol e poi si fece scappare Snejder in marcatura, che realizzò il gol del vantaggio, addirittura di testa. A quel punto, preda dei suoi demoni peggiori, Felipe Melo completò il suo capolavoro horror facendosi espellere per un fallaccio assurdo ai danni di Robben,con un'espulsione pesantissima che sancì la fine di ogni ipotesi di rimonta.

Felipe Melo però, è stato anche uno che in tal senso non si è risparmiato neppure con le maglie di club, e nello specifico ci riferiamo soprattutto alla sua esperienza alla Juventus, anche questa caratterizzata da un inizio promettentissimo e poi sfumata mano a mano in un naufragio generalizzato, nel quale lui ovviamente non poteva salvarsi a causa di quei suoi improvvisi e inaspettati disastri sui campi da gioco.

E proprio qui arriviamo al dunque del personaggio Felipe Melo, ovvero quella sua follia cosi particolare e indecifrabile, che forse non può neanche essere veramente definita tale, visto che la follia ha comunque un suo tratto di nobiltà, e di nobile nei suoi atteggiamenti c'era veramente poco visto che già da certe sue esultanze scomposte e sguaiate si intravedeva in modo lampante una personalità tendente al grottesco.

Il Brasiliano infatti, anche se da un certo punto della sua carriera in poi - nello specifico mi riferisco alla sua militanza nel Galatasaray - ha voluto atteggiarsi a leader carismatico dallo stile di gioco duro e puro, tanto da arrivare addirittura a meritarsi l'appellativo di comandante da parte dei tifosi turchi, nella realtà dei fatti poteva essere accostato più che altro ad una sorta di versione antipatica di Murdoch: il matto dell'A-Team. Come quel personaggio infatti, anche Felipe Melo ogni tanto diveniva preda di autentici raptus di follia che lo portavano a diventare un'autentica furia devastatrice.

A tal proposito ritornano alla mente due episodi che racchiudono tutta la sua sconsideratezza, il primo in un derby di cinque anni fa tra Galatasaray e Besiktas, quando dopo essere stato espulso, veniva scortato fuori dal campo dalla sicurezza dello stadio, dopo che lui aveva scatenato un autentico finimondo per aver provocato i tifosi avversari ostentando la maglia giallorossa. Il secondo invece poco meno di un anno fa, quando a Montevideo, nella partita di ritorno della fase a gironi della Copa Libertadores tra Palmerais e Penarol (3-2 a favore dei brasiliani), si distinse come protagonista principale di una rissa di proporzioni gigantesche, che avrebbe potuto avere conseguenze molto pericolose, visto che venne inseguito per tutto il campo dai giocatori del glorioso Penarol che storicamente in occasioni come queste, hanno sempre goduto di una pessima fama.

Probabilmente tra qualche anno Felipe Melo verrà ricordato semplicemente come uno dei tanti "pazzi" della storia del calcio, eppure anche in questo rimane come un vago sentore di incompiutezza, come se ci si trovasse di fronte a qualcuno che non ha mai trovato veramente se stesso sia nel bene che nel male. Peccato però! Perchè forse non era esattamente un brocco, nonostante abbia fatto di tutto per farci credere questo...

@Dragomironero